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Umbria, già 101 sagre in calendario: triplicate in un mese. I ristoratori chiedono controlli

Alessandro Antonini
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Le sagre sono tornate. Al 25 aprile ce n’erano 30 iscritte nel calendario ufficiale regionale anno 2022. Dopo meno di un mese, al 23 maggio, ne risultano 101, di cui 14 già svolte. Più che triplicate in un mese. Da effettuare 87 (vedi grafico a destra), da sabato fino a settembre. Quasi senza soluzione di continuità. Si tratta di sagre, feste popolari e paesane. Sul tema intervengono Cna e Confartigianato, che rappresentano i ristoratori chiedono controlli più stringenti onde non danneggiate i ristoranti. “Le sagre che promuovono il territorio fanno gli interessi di tutti, quelle che pongono in essere concorrenza sleale ai servizi di ristorazione fanno gli interessi solo dei furbi”, scrivono le associazioni. Le istituzioni “non possono consentire, per insufficienze delle norme e del sistema dei controlli, la riedizione di ‘sagre solo di nome’, cioè di quelle manifestazioni che nei fatti sono vere e proprie attività commerciali che, sfruttando la forma giuridica dell’associazione, lucrano su trattamenti favorevoli (fiscale, contributivo, sulla sicurezza, ecc.) che dovrebbero essere ad esse preclusi”.

Soprattutto in questo periodo in cui la ristorazione dopo aver subito pandemia e calo dei consumi è alle prese con rincari energetiche e di materie prime e la riattivazione di tutte le imposte, a partire dall’occupazione del suolo pubblico. Cna e Confartigianato chiedono di “verificare se nella singola sagra si promuovono i prodotti tipici o si inventano tradizioni che non esistono; se è prevista o meno la collaborazione con le attività dei servizi di ristorazione del territorio; se ci si rivolge principalmente o essenzialmente a fornitori locali; se viene previsto un budget per investimenti pubblicitari per attrarre flussi dai territori limitrofi e da fuori regione; se in maniera trasparente viene dato resoconto pubblico sull'impiego dei ricavi generati dalla manifestazione. È facile, ma le norme regionali non prevedono questi criteri di verifica, ed i Comuni faticano ad attivare i controlli”. Per le due confederazioni serve “un intervento risolutivo della Regione affinché si aggiornino e rendano più precisi e puntuali i parametri della legge regionale sulle sagre e affinché i Comuni attivino procedure di controllo effettivo ed efficace”.

Gli organizzatori e i volontari delle sagre storiche e di qualità e gli operatori dei servizi di ristorazione “stanno dalla stessa parte e siano tutti danneggiati da una disciplina normativa carente e dalla latitanza del sistema dei controlli. Non si può rappresentare la questione come una contrapposizione di interessi privati, né chiamarsi fuori di fronte alle ragioni delle imprese che chiedono l’applicazione, non solo formale, delle norme che presidiano la materia”.