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Terni, condannata amministratrice di condominio per violenza privata verso un imprenditore

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Sono state condannate complessivamente a sei anni e mezzo di reclusione - sentenza di primo grado - tre persone finite alla sbarra inizialmente con l’accusa di estorsione nei confronti di un imprenditore del settore dell’edilizia, al quale avevano inizialmente commissionato dei lavori per un condominio.

Così si è pronunciato il tribunale di Terni in una vicenda inquietante, fatta - secondo l'accusa - di minacce esplicite, percosse e intimidazioni per indurre un 39enne, titolare di una impresa edile della città dell'acciaio a firmare il recesso dal contratto per l'esecuzione di alcuni lavori presso un condominio nella zona di San Giovanni, a Terni.

 

Lavori già iniziati, che gli erano stati affidati dall'amministratrice del condominio - una 50enne ternana - e per i quali l'imprenditore aveva chiesto il pagamento dell'acconto. Era l'ottobre del 2019 e questo passaggio aveva innescato la pesante situazione finita all'attenzione della squadra mobile di Terni e quindi della procura e del tribunale.

A seguito delle indagini, a processo ci sono finiti l'amministratrice in questione e due fratelli di origini calabresi, di 33 e 36 anni, tutti accusati di estorsione.

Il tribunale di Terni in composizione collegiale, il 24 maggio 2022, ha condannato rispettivamente ad un anno e sei mesi di reclusione - la 50enne - e due anni e sei mesi i fratelli calabresi, già gravati da precedenti penali.

 

Nel decidere, il collegio giudicante presieduto dalla presidente, Rosanna Ianniello, e composto dai giudici Francesca Scribano e Chiara Mastracchio, ha derubricato l'ipotesi di estorsione in violenza privata, accogliendo per il resto l'impianto accusatorio del pm Barbara Mazzullo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo la richiesta di pagamento dell'acconto, il titolare della ditta era stato convocato dall'amministratrice presso il suo ufficio, dove c'erano anche i due fratelli. Lì era iniziata la discussione nella quale uno dei due fratelli, il 33enne, si era inserito con minacce inequivocabili per ottenere la firma e quindi il recesso. Al che l'imprenditore aveva fatto per andarsene ma era stato bloccato, con tanto di porta chiusa a chiave, percosso e costretto a firmare. Poi aveva denunciato tutto alle forze dell'ordine.

In merito alla sentenza, l'amministratrice era difesa dall'avvocato Alessio Pressi mentre i due co-imputati dallo stesso legale e dal collega Francesco Mattiangeli, che si dice “moderatamente soddisfatto per l'insussistenza dell'estorsione, anche se l'ipotesi di ‘esercizio arbitrario delle proprie ragioni’ sarebbe stata più pertinente. Andremo comunque in appello per ottenere l'assoluzione o una ulteriore riqualificazione delle accuse”.