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Perugia, precari del Comune fanno causa all'ente e ottengono la conciliazione con 9 mila euro a testa

Alessandro Antonini
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Hanno presentato ricorso contro il Comune di Perugia al tribunale del lavoro. Con richiesta di risarcimento in quanto per anni sono stati interinali in forza all’amministrazione pubblica attraverso un’agenzia privata e non sono stati mai stabilizzati. Nei giorni scorsi si è tenuta l’ultima udienza. In ballo sette ricorrenti, con ipotesi di conciliazione a nove mensilità lorde a testa. Si andava da un minimo di 2,5 a un massimo di 12. Per due di questi - assistiti dalla Fp Cisl - la procedura si è già conclusa: avranno 9 mila euro a testa. Più le spese legali. Il giudice ha riconosciuto la legittimità delle pretese dei lavoratori. Senonché il risarcimento completo a un anno di stipendio avrebbe comportato l’opposizione da parte del Comune e un prolungamento (indeterminato, questo sì) dei tempi del procedimento.

Da qui la scelta - ritenuta più opportuna dai legali - di conciliare. La notizia è confermata dall’amministrazione comunale, secondo la quale stando alle prime proiezioni degli uffici del personale, non servirà accertare un debito fuori bilancio giacché gli esborsi sono già ricompresi in apposite poste nel documento previsionale in fase di elaborazione. “Si tratta di interinali che hanno prestato servizio tramite agenzia per i quali non era possibile per legge la stabilizzazione automatica”, fa sapere Palazzo dei Priori. Per il tribunale - fanno sapere i legali dei ricorrenti - c’è stato un utilizzo illegittimo dei tempi determinati. In base all’articolo 36 del decreto 165 del 2001 nel pubblico impiego il ricorso a forme di lavoro flessibile deve essere motivato da esigenze “imprevedibili e temporanee”. Il precariato non può essere cioè una forma strutturale di impiego di lavoratori per colmare buchi di organico. Magari prorogando ad libitum i contratti.

Nel pubblico - contrariamente al privato - la trasformazione dei tempi determinati in indeterminatoinon è automatica. Serve un concorso. Che in questi caso non c’è mai stato. La deprecarizzazione nella pubblica amministrazione è stata istituzionalizzata attraverso la legge Madia (decreto 175 del 2017). In caso dei tempi determinati gli enti possono attivare procedure concorsuali riservate dedicate alle a forme di contratto flessibile. Per questi dipendenti occorre l’aver maturato, negli ultimi otto anni, tre anni di contratto presso la medesima amministrazione che bandisce il concorso. Altrimenti niente selezione. Dopo la prova viene stilata una graduatoria a cui attingere in caso di necessità. Non più cioè precariato prorogato all’uopo: una pratica illegittima non solo sul fronte dei diritti dei lavoratori ma anche peri impiego di denaro pubblico sulla quale può accendere un faro anche la Corte dei conti.