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Umbria, isolato a Foligno un caso di influenza aviaria: scattano i controlli

Alessandro Antonini
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Caso di influenza aviaria riscontrato a Foligno su un germano reale. E’ quanto fatto sapere dall’Istituto zooprofilattico Umbria Marche. Ieri è arrivata anche la conferma del centro di referenza di Padova. Si tratta di un sottotipo H7 a bassa di patogenicità. E’ comunque scatta il piano di monitoraggio per isolare altri eventuali casi, fa sapere la Regione Umbria. Lo zooprofilattico Togo Rosati ha comunicato giovedì “un caso sospetto di influenza aviaria” relativo a un germano reale recuperato nel Comune di Foligno dai carabinieri forestali, reparto di biodiversità.

    

 

 

 

 

 

 

 

Nella stessa giornata “sono stati inviati dei campioni, prelevati dall'animale stesso, al centro di referenza nazionale per l'influenza aviaria presso l'istituto zooprofilattico sperimentale di Padova per le analisi di patogenicità”, scrive la Regione. Ieri la convalida. L’influenza aviaria è una malattia virale che colpisce per lo più gli uccelli selvatici ma anche gli avicoli domestici. “Nel 2021 - fa sapere la Regione - questa influenza ha colpito il nord est d’Italia ma attualmente è in fase calante, considerando che l'ultimo caso registrato in un allevamento è avvenuto nel gennaio 2022. Nell’influenza aviaria gli animali fungono da serbatoio, possono eliminare il virus attraverso le feci e lo possono trasmettere agli uccelli domestici quali polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile. Il rischio per l’uomo è basso, ma in considerazione del potenziale evolutivo del virus occorre porre attenzione e monitorare la situazione”. Così la direzione regionale salute e welfare ha attivato tutte le misure previste dalla normativa vigente, tra le quali “il monitoraggio sul territorio al fine di rilevare precocemente eventuali nuovi casi sospetti”.

 

 

 

 

 

 

 

Il medico veterinario del servizio sanità animale dell’Usl 1, Antonella Catalano, spiega al Corriere dell’Umbria il caso in questione.

 

 

“Fortunatamente è un caso H7 a bassa patogenicità. Il rischio di trasmissione è cioè minore. Nella nostra regione, nel 2006, fu isolato su un germano reale trovato a Panicale il virus di influenza aviaria H5N1, ad alta patogenicità: è rimasto circoscritto agli animali selvatici, che fungono però da serbatoio. Per questo è necessario controllarli. Potenzialmente è trasmissibile all’uomo ma è abbastanza difficile che questo avvenga per via delle abitudini di vita occidentali. Occorre stare a contatto con i capi per contrarlo. Il rischio maggiore è per gli allevatori. E’ comunque sconsigliato toccare a mani nude le carcasse di volatili morti e in caso di ritrovamenti si consiglia di chiamare il servizio veterinario”. Cosa accade in caso in cui il virus entra in un allevamento? “Sono previsti, se questo viene accertato, l’abbattimento dei capi, l’istituzione di una zona di protezione attorno all’allevamento infetto e un’area di sorveglianza dove vengono attivate misure di controllo. L’aviaria, insieme alla peste suina, è inclusa dall’Unione europea nel regolamento 429 del 2016 tra le malattie che più preoccupano il settore veterinario in quanto determinano ingenti danni economici.

 

 

 

 

 

Le carni avicole sono comunque sempre controllate dal servizio veterinario e quelle in commercio sono sane e non c’è alcun pericolo per la salute dell’uomo. Ogni anno viene effettuato il piano di sorveglianza dell’influenza aviaria in tutti gli avicoli domestici per intercettare il virus” conclude Catalano. In Umbria secondo la banca dati del Ministero della salute ci sono 375 allevamenti avicoli attivi con 2.477.513 capi.