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Umbria, allarme peste suina: la Regione intensifica la caccia al cinghiale

Risarcimenti per i danni da fauna selvatica

Alessandro Antonini
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La Regione Umbria intensifica la caccia al cinghiale. Anche a causa dell’allarme peste suina, dopo i nuovi casi registrati a Roma, ieri in giunta è stata approvata una delibera per incrementare gli interventi “di contenimento e controllo della specie cinghiale”. L’esecutivo ha dato mandato agli uffici di mappare la regione attraverso un piano di zonizzazione con l’obiettivo di individuare le aree più a rischio. Quelle cioè che presentano più danni all’agricoltura provocati da ungulati, quelle dove sono presenti le vie di comunicazione in cui si registrano più incidenti stradali a causa degli attraversamenti degli animali e i punti in cui sono presenti allevamenti suinicoli. Nei territori delimitati in base a questi tre criteri verranno disposti piani di abbattimento specifici con l’aumento dei capi da prelevare. Il tutto anche per prevenire l’espandersi della peste suina, già presente alle porte della regione. Secondo Coldiretti sono 4.500 gli allevamenti insediati nel cuore verde: l’infezione potrebbe provocare danni seri a un settore già pregato dall’aumento del costo dell’energia e delle materie prime.

L’atto è stato proposto dall’assessore regionale all’agricoltura e alla caccia, Roberto Morroni, che mette in fila tutti gli interventi attuati sotto il suo mandato, negli ultimi due anni e mezzo, per il contenimento dei cinghiali. “E’ bene premettere - spiega Morroni - che veniamo da anni di indifferenza assoluta e di mortificazione del settore agricolo: il problema è presente da tempo e non si è mai fatto niente. Noi abbiamo introdotto la caccia di selezione al cinghiale già presente in altre regioni ma e che in Umbria non esisteva. Non solo: abbiamo ridotto il tempo di intervento da parte degli agricoltori in possesso di licenza venatoria da 48 a 4 ore. E ancora, è stato abbassato il numero minimo dei cacciatori per comporre le squadre: da 20 a 15 per le battute infrasettimanale. E’ stata inoltre intensificata l’attività con le gabbie”. L’assessorato all’agricoltura dell’Umbria, insieme agli omologhi delle altre regioni, ha chiesto da un anno una serie di interventi al governo. Al momento il ministero ha prodotto una bozza di modifica della legge 157 - la norma che regola la caccia - che prevede l’allungamento del periodo di prelievo del cinghiale da tre a cinque mesi. Ma perché diventi efficace serve l’approvazione del decreto da parte del consiglio dei ministri e poi l’ok del Parlamento per la conversione. Solo il legislatore nazionale può dunque decidere di prorogare l’attività venatoria modificando la legge di riferimento.

“Questo è un tema che va affrontato con cognizione di causa”, spiega Morroni, rispondendo anche alle richieste giunte sul fronte politico, “e la durata della caccia è stabilita dalla norma nazionale, la legge 157. Non compete alle Regioni dunque intervenire sulla durata del periodo dell’attività venatoria. L’ultimo provvedimento sull’aumento dell’attività di contenimento dimostra che l’Umbria con questa amministrazione si è mossa in continuità e per quanto di competenza su questo fronte”, conclude Morroni.