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Città della Pieve, 22enne batte la leucemia e torna in campo dopo 4 anni

Mattia Caciotto
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Domenica 15 maggio 2022. Minuto 91 di Pievese-Marra. Il Serenella Baglioni scatta in piedi e si scioglie in una commovente standing ovation. Esce dal campo Montagnoli, entra Montagnolo, cambia solo una vocale ma dentro c’è tutta una storia che merita di essere raccontata. Gioele Montagnolo è un ragazzone di 22 anni di Monteleone d’Orvieto, studente di Scienze motorie, a cui la vita ha già riservato sfide probanti. Estate 2017. Gioele si sente senza forze, quando a 17 anni invece dovresti volare. Grazie alla tempestività della dottoressa Lucacchioni, la diagnosi è precoce ma fa tremare i polsi: leucemia linfoblastica acuta di tipo B. Gioele è un leone e ha un’idea fissa in testa: lui, innamorato del pallone e della sua Inter, lui che pochi mesi prima aveva iniziato ad assaggiare il calcio dei grandi, deve tornare a tutti i costi su quel rettangolo verde. “Al dottore ho chiesto ‘si cura?’ Al suo sì, ho aggiunto ‘allora iniziamo subito’. Ero provato ma non lo davo a vedere: in primis per i miei affetti, poi perché, se ti consegni alla malattia, lei si prende tutto. Allora mi sono dato subito un obiettivo: tornare a giocare”.

 

 

Nel reparto di Oncoematologia pediatrica di Perugia la storia di Gioele si intreccia alle altre di bambini anche più piccoli. Come quella di un bambino di Terni che perde la sua battaglia e che Gioele porta impresso nel cuore come sprone a non mollare. Passano due anni, nel mezzo un farmaco che rischia di metterlo definitivamente ko e finalmente una terapia di mantenimento che sembra aprire uno spiraglio di luce. Gioele incomincia a sentirsi meglio tanto da permettersi qualche prima, timida, sgambata, poi ci si mette di mezzo il Covid a congelare il tempo e ad azzerare le occasioni di socialità. Purtroppo, dietro l’angolo, il destino ha preparato una sfida ancora più difficile per Gioele. Durante un controllo di routine qualcosa non torna. “Lì - racconta Gioele - per la prima volta è affiorata la paura”. Serve un trapianto di midollo. Gioele si appoggia agli affetti più stabili, la fidanzata Giorgia, la mamma e il papà. Ed è proprio il padre Iuri il donatore prescelto.

 

 

Il momento della rinascita è datato 22 giugno 2021, il giorno dopo il solstizio d’estate ha inizio la seconda vita di Gioele, che, siccome non è tipo da disattendere le promesse, decide che alla rinascita deve corrispondere anche una seconda vita calcistica. La Pievese, che Gioele non smette mai di ringraziare, lo ha sempre aspettato e confermato. E domenica scorsa, dopo più di quattro anni, è arrivato il suo secondo debutto calcistico: tre minuti in campo, con le gambe che tremano e il cuore che batte forte. “Il mister - fa Gioele - ha deciso di farmi un regalo davanti al pubblico pievese, è successo tutto in fretta, mi mancava il respiro, dentro di me continuavo a ripetere ‘è finita, hai vinto tu’. La malattia mi ha insegnato tanto soprattutto a vedere le cose in modo diverso, non è tutto scontato quello che abbiamo, la libertà di fare quello che ci piace, e soprattutto che la vita è preziosa”. Nel post partita, poi, la dedica è per Giorgia e i suoi compagni di squadra: “Ti amo amore e forza Pievese!”. Un inno alla vita, bentornato Gioele.