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Perugia, bimbo in fin di vita: sul corpicino anche ustioni da ghiaccio

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Francesca Marruco
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Quando il bimbo di un anno trasferito al Meyer in fin di vita era stato ricoverato il 24 marzo a Perugia per una frattura al braccio, i medici che lo hanno avuto in cura gli avevano anche riscontrato delle ustioni. Bruciature provocate dal ghiaccio. Secondo quanto emerge, la madre aveva raccontato ai medici che il piccolo si era fatto male giocando il giorno prima ma che non lo avevano portato subito in ospedale perché avevano tentato di fargli passare tutto tenendogli appunto il ghiaccio addosso. Solo che lo avrebbero fatto per ore fino a creargli appunto delle ustioni. Sempre poi che la versione fornita sia reale. Impossibile infatti non collegare l’inquietante particolare del ghiaccio tenuto sulla pelle delicatissima di un bambino di nemmeno un anno al fatto che anche domenica mattina il piccolino è arrivato in pronto soccorso completamente bagnato, nudo, avvolto in una coperta inzuppata e, soprattutto, in ipotermia. Il suo corpicino non raggiungeva la temperatura di 33 gradi.

 

E il suo cuore, per motivi che le indagini devono appurare, ha smesso di battere per interminabili minuti. Poi gli angeli della Rianimazione lo hanno strappato alla morte, almeno momentaneamente. Il bambino infatti non è purtroppo fuori pericolo. Al Meyer di Firenze viene tenuto in coma farmacologico. Il suo quadro viene definito stabile, ma ancora gravissimo. E cosa quei lunghi minuti di black out possano avergli causato si vedrà solo quando riuscirà a riprendersi. Domenica mattina, in pronto soccorso al piccolo sono state riscontrate anche una frattura alla testa e una evidente tumefazione, sempre al capo. Una spiegazione plausibile alle condizioni in cui era il piccino non le ha date nessuno. Né la mamma, meno che mai l’uomo - arrivato senza maglia in bermuda e ciabatte - che inizialmente si è qualificato come il padre per poi scoprire che era un connazionale che al momento, insieme alla moglie, ospitava il piccolo e la sua mamma. E l’ombra dei maltrattamenti su quel piccolino indifeso si è materializzata immediatamente. Ma domenica non era la prima volta. Perché quel 24 marzo il bimbo era entrato per una frattura e poi gli erano state riscontrate altre lesioni. Era rimasto ricoverato per circa una settimana in pediatria e i medici avevano chiaro che quelle ferite non potevano essere tutte accidentali. Senza contare che esiste un suo accesso al pronto soccorso anche dell’8 marzo. Ma allora perché non è stato fatto nulla e quel piccolo è tornato a casa con la mamma per poi tornare meno di due mesi dopo in ospedale in condizioni forse irrecuperabili? 

 


Nella nota che il Procuratore Raffaele Cantone ha diramato lunedì si parla di indagini iniziate “solo nel pomeriggio inoltrato” di domenica. Il piccolo in ospedale era arrivato poco prima delle 10 di mattina. Che anche a marzo sia sfuggito qualcosa? O chi doveva adottare qualche misura non lo ha fatto? Intanto - con l’apertura di un fascicolo per maltrattamenti, lesioni e altri reati - procedono le indagini della squadra mobile di Perugia che, al momento della notizia, ha subito sentito la madre e gli altri connazionali. Ma non finisce qui. Per quell’angioletto che lotta per sopravvivere va acclarata tutta la verità. Anche la peggiore. Che aleggia sin dal primo istante.