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Umbria, di amianto si continua a morire. L'osservatorio: "Serve bonifica siti"

Catia Turrioni
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In Umbria si continua a morire di amianto. Negli ultimi cinque anni, secondo i dati ufficiali Inail, sono stati 59 i decessi accertati e 155 le patologie asbesto correlate ma per l’osservatorio nazionale amianto i numeri sono molti più alti: il presidente Ezio Bonanni parla di una media di circa 100 decessi l’anno tenendo conto di tutte le malattie asbesto correlate e delle complicazioni cardiache. “Il quadro che risulta anche nel Giornale dell’amianto - evidenzia - è tale per cui, solo in Umbria, il numero dei decessi è in media di 25 ogni anno per i mesoteliomi, altri 50 per tumori al polmone da amianto cui si aggiungono tutti gli altri casi per una media di circa 100 decessi l’anno”. Una strage silenziosa che dimostra come l’amianto, bandito in Italia da 30 anni, non sia un problema del passato. Ci sono da bonificare, per esempio, ancora 104 edifici privati e 84 edifici pubblici, la maggior parte delle quali sono scuole. Ma anche in questo caso, sui numeri c’è chi ha molto da dire.

 

 

 

“La mappatura dei siti pubblici in Umbria risale al 2006, seguita da una mappatura dei siti privati a partire da quelli che ospitanno attività produttive con più di tre addetti, ferma al 2012 - evidenzia Giovanni Baccarelli, vice presidente territoriale di Amnil - E’ di assoluta urgenza riprendere questa importantissima attività, aggiornando la mappatura, estendendola ad ambiti non ancora censiti e procedere quindi con la bonifica dei siti contaminati dando priorità a scuole, ospedali ed edifici di rilevanza pubblica e sociale”. A questo proposito, l’Inail ha avviato azioni di sostegno alla messa al bando dell’amianto finanziandone anche la dismissione con specifici bandi annuali rivolti alle imprese per adottare programmi di bonifica dei siti o impianti contenenti amianto: quest’anno, per esempio, con il bando Isi 2021 l’importo per il territorio è di 1.150.968 euro. “L’Umbria dalla dismissione dell’amianto a oggi - spiega il direttore Inail dell’Umbria, Alessandra Ligi - ha ricevuto le istanze di circa 20 mila lavoratori presumibilmente esposti a tale rischio di cui 2 su 3 a Terni. Anche nel nostro territorio, infatti, l’amianto era ampiamente usato soprattutto nell’attività meccaniche ed edili, le richieste dei lavoratori provengono prevalentemente dal distretto produttivo ternano e poi da quello folignate e perugino, le aziende coinvolte censite da Inail Umbria sono circa duecento. Per affrontare il problema amianto nel lavoro ma anche nelle attività ordinarie - continua la dottoressa Ligi - è evidente come sia necessario agire con una efficace ed estesa prevenzione, essendo infatti allo stato attuale praticamente impossibile la guarigione ”.

 

 

 

 

L’osservatorio amianto sta portando avanti un censimento dei siti contaminati avvalendosi anche delle App amianto cui possono arrivare le segnalazioni dei cittadini. “Abbiamo sollecitato da tempo specifiche iniziative di bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati tra cui le ex Ogr di Foligno e alti siti industriali - ribadisce il presidente Bonanni - oltre alle tubature dell’acqua potabile che prima dell’entrata in vigore della legge 257/1992 erano realizzate in cemento armato. La questione delle tubature che sono obsolete è rilevante per il fatto che oltre alle dispersioni sono necessarie opere di manutenzione in un contesto di continui terremoti e microsismi che, a maggior ragione, causano un rilascio di fibre”.