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Turismo in Umbria, cercasi personale anche extra Ue

Sabrina Busiri Vici
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Il turismo umbro cresce e i numeri sono da primato nazionale ma il problema del reperimento di personale professionalmente formato rappresenta una criticità del settore. “Otto imprese su dieci si trovano ad avere difficoltà in tal senso. In particolare mi riferisco a imprese di medie e grandi dimensioni; mentre in quelle a gestione familiare il fenomeno non si riscontra o è meno sentito”. E’ quanto riferisce il presidente di Federalberghi Umbria Simone Fittuccia. E per sanare la falla si ricorre a un accordo fra Federalberghi e Arpal, l’agenzia regionale per le politiche attive sul lavoro, per reperire personale in aree extra Ue, figure professionalmente formate che lavorano in sala, in cucina, nel rifacimento camere e come sommelier.

 

 

L’Albania per esempio rappresenta un bel bacino di utenza per le nostre esigenze - fa sapere Fittuccia -. Invece per quanto riguarda il mondo della gastronomia stiamo guardando al Bangladesh dove c’è un’alta specializzazione nella pasticceria e nell’arte culinaria”. Il progetto, promosso appunto da Federalberghi, prevede di attivare dei tirocini retribuiti per portare persone in Italia e poi dar loro un’opportunità di lavoro. “Ovviamente questi tirocini - precisa il presidente - devono essere legiferati e autorizzati quindi ad Arpal spetta ora di tratteggiare il percorso giuridico da intraprendere, la giunta regionale dovrà poi autorizzare il percorso. E a quel punto si potrà partire”. L’iter, da quanto si apprende da Federalberghi, è stato avviato circa un mese fa “e ora stiamo attendendo che la Regione deliberi in giunta l’operazione e a quel punto possiamo attivare i tirocini”. Ma per quest’estate potranno essere operativi? “Ci contiamo”.

 

 

 “Tutto questo perché in Umbria non c’è più un bacino di utenza che risponde alla nostra offerta di lavoro” commenta Fittuccia. Da che dipende? “Il reddito di cittadinanza è stato un punto di inizio del fenomeno; il Covid, con il lockdown, ha poi contribuito a spostare forza lavoro verso altri ambiti come la grande distribuzione e il delivery. Mentre noi eravamo fermi, gli altri lavoravano. E ora chi ha preso percorsi diversi non recede più. Così nel nostro settore ci troviamo male soprattutto rispetto al personale professionalmente specializzato. Nuove figure hanno tempi lunghi per rispondere agli standard richiesti”. C’è quindi anche un problema di formazione? “I percorsi di apprendimento nella regione devono adeguarsi meglio al cambiamento in atto nel settore turistico - conclude Fittuccia -. Un mercato che non è più fatto in prevalenza dai grandi numeri dei pellegrinaggi ma piuttosto di flussi caratterizzati da presenze individuali che cercano esperienze emozionali. Questo deve essere tradotto nella formazione con figure con profili adeguati che abbiano una conoscenza profonda anche delle peculiarità dell’Umbria”.