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Riccardo Cotarella: "Vino migliorato in qualità, ora puntiamo al brand Umbria"

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“Il vino è un grande volano di sviluppo economico e quindi turistico per l’Umbria e l’Italia intera”. A dirlo è l’enologo orvietano Riccardo Cotarella, e lo fa fresco di rielezione alla presidenza nazionale di Assoenologi, l’associazione che rappresenta circa 5 mila tra enologi ed enotecnici italiani. Cotarella si appresta ad avviare il suo quarto mandato consecutivo alla guida dell’associazione con la consueta voglia e determinazione di continuare a lasciare un segno importante nel mondo del vino. 

 

 

 


 

 

 

Presidente, intanto, come sta il vino italiano e per quanto ci riguarda il vino umbro? 
“Il vino italiano, considerato il momento storico che stiamo vivendo, tra pandemia e conflitti, possiamo dire che sta bene. Il livello qualitativo dei nostri vini si è alzato tantissimo negli ultimi 20 anni e questo discorso vale anche per i vini umbri. Dobbiamo continuare a investire nella ricerca, per migliorare sempre di più il prodotto da mettere sui mercati e soprattutto dobbiamo raccontare sempre meglio i nostri vini”. 
Cosa manca all’Umbria per fare quel definitivo salto di qualità che si attende da anni?
“Non siamo ancora una regione brand, come lo può essere ad esempio la vicina Toscana. In Umbria ci sono tantissimi produttori che fanno dei vini ottimi, ma fatichiamo ancora un po’ a imporci come territorio nel suo complesso, anche se le istituzioni, a iniziare dalla Regione, stanno facendo dei passi in avanti in tal senso”. 

 

 


 

 

Enoturismo, quanto è importante per lo sviluppo turistico dell’Umbria?
“Vino e turismo è un binomio perfetto e direi che è fondamentale per lo sviluppo dell’Umbria che di tutte le altre regioni italiane. Non mi stancherò mai di ripetere che il vino è l’ambasciatore per eccellenza di un territorio, al pari dell’arte e della cultura”. 
Che impatto sta avendo il conflitto in Ucraina sulla vendita dei vini e sulle aziende?
“Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare una premessa. Il vino è convivialità e il suo consumo, che si consiglia sempre in quantità moderata e consapevole, è legato soprattutto ai momenti belli della nostra vita. Un conflitto come quello in atto nel cuore dell’Europa o come è stato per la pandemia, genera incertezza, confusione, paure e questo si ripercuote inevitabilmente sui consumi. Sappiamo di aziende, che erano abbastanza esposte con i mercati russi, che oggi stanno vivendo momenti di difficoltà. La speranza è che la guerra finisca al più presto, soprattutto per mettere fine alla sofferenza di milioni di persone, tra cui tanti bambini. Così come speriamo di liberarci una volta per tutte della pandemia”.