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Umbria, gang dei furti: indagine sulla morte della bidella a Papiano

Foto: Giancarlo Belfiore

Sabrina Busiri Vici
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Arrestati gli autori dei furti che hanno spaventato mezza Umbria con 50 reati compiuti in cinque mesi per un bottino che si stima intorno ai 150 mila euro. Si parla di razzie per lo più effettuate in abitazioni ma anche all’interno di esercizi commerciali e di furti d'auto. In un caso sono state rubate anche quattro pistole al momento non ritrovate. Tutti i colpi sono stati messi a segno da novembre dello scorso anno a marzo di quest’anno. Ai furti si aggiungono anche due rapine e indagini ulteriori porterebbero a ricollegare una delle gang ai fatti di Papiano in cui, durante il colpo, è rimasta vittima una donna colta da malore.  “La squadra mobile, proprio partendo dalla grande preoccupazione che stavano suscitando nei cittadini questi reati, ha avviato due indagini che hanno riguardato due gruppi criminali, entrambi composti da cittadini albanesi”. A riferirlo è stato il procuratore generale Raffaele Cantone nella conferenza stampa di ieri in questura a Perugia alla presenza del questore Giuseppe Bellassai e del capo della squadra mobile Gianluca Boiano.

 

 

Le indagini hanno portato a emettere misure cautelari per 11 persone, di cui otto già agli arresti; mentre i restanti tre risultano al momento irreperibili. Per loro si sta procedendo con un mandato di cattura internazionale. Da quanto si apprende dalla Procura, il primo gruppo risulta composto da sei albanesi che abitavano in Campania per spostarsi, soprattutto nel fine settimana, in una abitazione nei dintorni di Sant’Enea, frazione di Perugia. Da qui si muovevano per commettere furti in maniera organizzata “tanto da configurarsi come associazione a delinquere”, specifica Cantone. La banda si è avvalsa anche di complici, in particolare di un autista con il quale si spostavano nelle varie zone per le razzie. L’altra gang aveva invece base operativa a San Fortunato della Collina, composta da cinque albanesi anche loro provenienti da fuori Perugia. I due gruppi operavano in modo molto simile “pur non risultando in collegamento fra loro”, sottolineano Bellassai e Boiano. Dalle indagini è emerso anche che gli obiettivi da colpire non erano predeterminati in partenza, ma venivano scelti di volta in volta. Per lo più i reati venivano commessi all’ora del tramonto, dalle 18 alle 20.

 

 

La refurtiva è composta di monili, orologi, capi d’abbigliamento firmati e persino di gratta e vinci. Gli inquirenti hanno accertato che una gran parte di questa è stata è stata venduta per un ammontare di circa di 150 mila euro, ma di questo bottino - sempre da quanto riferisce la Polizia - per ora sono state trovate solo 4 mila euro e qualche orologio di poco valore. Probabilmente il denaro è già arrivato in Albania dove sarebbe collocata la base. Gli arresti sono stati messi a segno in diverse parti del Paese, in quanto le indagini portate avanti squadra mobile hanno interessato le province di Perugia, Caserta, Brescia, Trento e sono arrivate anche a Udine dove è stato fermato un componente della banda che stava oltrepassando il confine. L’uomo, difeso dall’avvocato Ilaria Iannucci, ha svolto ieri l’interrogatorio in carcere e si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Abbiamo chiesto la modifica della misura cautelare”, ha fatto sapere Iannucci. Le indagini stanno proseguendo e da un secondo stralcio potrebbero emerge ulteriori elementi che collegherebbero la banda, con base a San Fortunato della Collina, al furto di Papiano per cui, alla vista della razzia, è morta, colpita da malore una donna, una bidella di 60 anni.