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Umbria, furti nelle case: sgominate due bande. Otto arresti e undici denunciati: sono accusati di aver svaligiato decine di appartamenti

Alessandro Antonini
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Undici indagati e altrettante misure di custodia cautelare in carcere, di cui otto già eseguite: arresti a Perugia, Udine e Caserta. La Squadra mobile del capoluogo e la Procura della Repubblica hanno sgominato due bande di albanesi che, stando alle carte dell’inchiesta, hanno commesso decine di colpi in appartamento in tutta la provincia di Perugia da gennaio al marzo scorsi. Per una delle bande che operava in particolare nel Perugino c’è l’ipotesi di associazione per delinquere finalizzata a effettuare un “numero indeterminato” di furti e rapine (2) in appartamento. Si tratta di cinque soggetti, cittadini albanesi, tra i 25 e i 28 anni che avevano allestito una base operativa in una casa a San Fortunato della Collina e utilizzando cinque auto diverse, cellulari con schede di comodo, ricetrasmittenti e spray per addormentare i cani avrebbero portato a termine o tentato almeno 12 colpi in meno di tre mesi tutti in abitazioni isolate della provincia: due nel comune di Perugia, due a Corciano, due a Collazzone e sei a Marsciano nelle frazioni al confine col capoluogo. 

 

 

Di questi cinque ne sono stati ammanettati e portati in carcere due: uno a Udine e uno a Capanne. Si tratta di colpi - secondo gli inquirenti - anche violenti: il 12 marzo a San Biagio della Valle quattro degli indagati sono entrati in un’abitazione “previa effrazione di un finestrone”. Uno di questi ha colpito “con calci al volto” il proprietario che lo aveva afferrato alle gambe. Poi altri due avrebbero minacciato sia lui che la compagna “colpendo la porta di accesso dell’abitazione in cui si erano rifugiati”, è scritto nell’ordinanza. La stessa sera in una casa di Pilonico materno dopo aver estratto una cassaforte dal muro della camera, demolendolo, uno dei malviventi nel darsi alla fuga ha anche lanciato le mattonelle contro il padrone di casa che nel frattempo era rientrato e li aveva sorpresi in flagranza. Tra la refurtiva c’erano centinaia di oggetti in oro ma anche bancomat, libretti postali e orologi di valore, cellulari, denaro in contante. Da una cassaforte hanno anche portato via quattro armi: tre pistole mitragliatrici e una Beretta calibro 22.

 

 

Secondo il gip Piercarlo Frabotta, che ha confermato le richieste di custodia cautelare della Procura, sussistono le condizioni per il carcere, dato che in più occasioni gli indagati “hanno reagito con rabbiosa violenza ai tentativi delle vittime di sventare i furti e alla stregua dei dialoghi captati non disdegnano di usare armi contro i soggetti che dovessero opporsi alle scorribande predatorie”. L’accusa ha messo in fila intercettazioni telefoniche, in cui gli indagati parlano dei colpi effettuati, immagini videoregistrate (una telecamera è stata posta davanti alla ‘base’ di San Fortunato) anche nelle vetture, appostamenti, testimonianze. I colpi citati nell’ordinanza sarebbero solo una minima parte di quelli realmente effettuati. Si tratta di professionisti: i cinque stando sempre alla tesi della Procura, avevano deciso di ricollocare i proventi dei furti effettuati in Umbria in investimenti immobiliari in Albania. Un vero e proprio lavoro. Dalle case portavano via di tutto, non solo beni da decine di migliaia di euro: anche i cioccolatini. L’altra banda, composta da sei albanesi, tutti arrestati in quel di Caserta, effettuava colpo in tutta la Media Valle del Tevere. Oggi in carcere sono previsti i primi interrogatori di garanzia degli indagati arrestati.