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Umbria, profughe ucraine accolte con 80 cani: scattano le denunce in Procura

Alessandro Antonini
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L'accoglienza dei profughi ucraini finisce in Procura. Con l'ospitante che denuncia le ospiti. I questo caso si tratta delle due donne che da Leopoli sono scappate portando anche 80 cani, accolti in un rifugio di Ponte Pattoli. Un rifugio privato la proprietaria, Lia Campriani, inizialmente ha dato la piena disponibilità a dare asilo alle donne e ai quattro zampe. Poi però, anche a causa di alcuni screzi con le due signore e all'impossibilità di gestire tutti quegli animali, sì è trovata costretta a revocare la pratica di accoglienza. Però le istituzioni non sono riuscite a trovare collocazioni alternative e così Campriani si è rivolta alle forze dell'ordine e a un avvocato. Sì tratta di Luca Maori, che ha prodotto ben due denunce per occupazione abusiva ai carabinieri di Ponte San Giovanni e alla Procura della Repubblica.

 

 

 

 

 

"La mia assistita - spiega Maori - percepisce una pensione da 350 euro e manda avanti il suo rifugio con le donazioni di amici e amanti degli animali. La situazione per lei è diventata insostenibile e adesso si trova costretta ad agire per vie legali". A livello veterinario si regista l'intervento del servizio della Usl 1, con la dottoressa Brigitta Favi: "Gli animali si trovano in stato di quarantena per motivi sanitari ai fini del controllo della rabbia e al momento devono essere accuditi dalle proprietarie. Le signore ucraine e la signora Campriani si sono accordate autonomamente senza chiedere parere preventivo al servizio veterinario, che se fosse stato coinvolto preventivamente non avrebbe autorizzato. Il servizio e stato coinvolto solo quando gli animali erano già in arrivo. Nonostante ciò siamo al lavoro per trovare una sistemazione alternativa, che al momento non è stata reperita. il servizio veterinario in questa occasione ha il ruolo di garantire la sanità pubblica e il benessere animale", spiega.

 

 

 

 

Servirebbero capannoni dismessi o appezzamenti di terreno. Del caso si è interessato anche Comune di Perugia con l'assessore alla protezione civile Luca Merli. Neanche in questo caso non sono arrivate soluzioni. Né per le due profughe, che continuano ad essere ospitate nella casa di Campriani, né per i cani. Maori promette battaglia: "La signora Campriani oltre che un sopruso sta subendo un danno e siamo pronti a chiedere risarcimenti alle istituzioni preposte a risolvere il problema. Ossia Comune di Perugia e Regione".