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Terni, la Finanza sequestra beni per 7 milioni a società di servizi per frode fiscale

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I militari del Comando provinciale della guardia di finanza di Terni hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni, per un importo di circa 7 milioni di euro, nei confronti di una società che opera nel settore dei servizi all’impresa, con sedi in varie parti d’Italia ma base operativa in città.

 

Il provvedimento è arrivato a conclusione di un’articolata indagine di polizia economica finanziaria condotta dalle fiamme gialle che, sotto l’egida della procura della Repubblica di Terni, hanno raccolto – spiega una nota diffusa venerdì 6 maggio 2022 – “evidenti indizi di reità nei confronti di due soggetti che, alternandosi nella rappresentanza della società, hanno posto in essere un’articolata frode fiscale attraverso la creazione di fittizi crediti Iva e di ‘Ricerca e sviluppo’, attraverso la presentazione di dichiarazioni fiscali fraudolente mediante la contabilizzazione di acquisti mai effettuati”.

Sempre secondo i finanzieri, una volta creati, tali citati crediti, risultati inesistenti, venivano utilizzati “mediante un’operazione di compensazione condotta direttamente attraverso il cassetto fiscale della società per far fronte al pagamento di imposte dovute, nonché per procedere al versamento di contributi previdenziali ed assistenziali dei lavoratori che, formalmente, risultavano alle dipendenze della stessa ma che, di fatto, erano impiegati presso soggetti economici terzi in forza di contratti di prestazione d’opera”.

Il tutto, spiega ancora la guardia di finanza, ha causato “un ingente danno al fisco, agli enti previdenziali nonché ai lavoratori stessi. Gli approfondimenti investigativi, condotti con riguardo ai periodi d’imposta dal 2018 al 2021, hanno consentito di ricondurre al territorio ternano la regia della frode nonostante la sistematica variazione della sede legale della società posta tra Milano, Roma e Salerno, al fine di eludere i controlli dell’amministrazione finanziaria”.

 

I responsabili sono stato così denunciati alla locale Procura della Repubblica per il reato di “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi, per indebita compensazione di crediti inesistenti, per esibizione ed uso di atti falsi ed occultamento delle scritture contabili”.

Alla luce degli elementi emersi il giudice delle Indagini Preliminari del tribunale di Terni ha emesso la misura cautelare reale per l’importo di circa 7 milioni di euro, somma calcolata in quanto “pari ai crediti di imposta inesistenti esposti in dichiarazione, eseguita attraverso l’aggressione delle liquidità giacenti sui conti correnti e delle altre disponibilità riconducibili ai due rappresentanti pro tempore nonché alla società”.

Inoltre, per impedire la reiterazione della procedura illecita di compensazione, è stata inviata all’Agenzia delle Entrate una segnalazione affinché si disconoscano i crediti inesistenti.