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Caso Capecchi, Riccardo rivuole la sua attrezzatura. Chiesto anche il permesso di viaggio per 40 giorni

Gabriele Burini
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Mercoledì 11 maggio Riccardo Capecchi si presenterà nuovamente in tribunale a Lima, in Perù, dove si trova da tre anni con l’accusa di essere complice di una banda dedita al traffico internazionale di stupefacenti. Ma questa volta, il fotografo castiglionese si aspetta delle novità importanti. “I miei avvocati hanno richiesto la restituzione dei beni sequestrati – spiega Capecchi al Corriere dell’Umbria – Macchina fotografica, portafoglio, bancomat e tutte le mie pertinenze, considerate tra l’altro non rilevanti ai fini dell’investigazione. Ma il giudice ha detto che la richiesta va fatta al Pm, rispondendo dopo quattro volte che abbiamo presentato l’istanza. Inoltre, dovranno rispondere della cessazione dell’impedimento di lasciare il paese, che in teoria doveva durare solo 9 mesi dal termine della prigione preventiva”.

 

 

Ma non finisce qua. “Dovranno rispondere di un permesso di viaggio per 40 giorni per visitare mia madre, che ha dei problemi di salute. Difficilmente verrà accettato – commenta Capecchi – ma ci sono casi simili al mio in cui questi tipi di viaggio sono stati consentiti. Al termine dei 40 giorni dovrei rientrare in Perù per il processo, che comunque è in forma virtuale e potrei seguire anche da remoto”. Martedì 3 maggio, infatti, anche il fratello, la compagna e i compagni di squadra di rugby di Riccardo si sono collegati per assistere alla prima udienza. “Adesso verranno elaborati in maniera ancora più efficiente l’allegato di apertura, ovvero la presentazione della difesa che svilupperà l’avvocato durante il processo. Il giudice però vuole concedere solo cinque minuti ad avvocato, una cosa molto difficile. Nell’udienza del Gip di controllo d’accusa, tra l’altro, il pm ha impiegato sei ore per presentare l’accusa, spiegare l’antefatto e ogni imputato. Ogni avvocato ha il diritto di impiegare lo stesso tempo per presentare la difesa, una cosa già segnalata alle autorità competenti”. Nel corso della prima udienza, ci sono stati gli accreditamenti degli avvocati e la presentazione degli avvocati, ed erano presenti anche delle autorità italiane.

 

 

Anche il portavoce del comitato Verità su Riccardo, Paolo Brancaleoni, ha avuto modo di sentire il fotografo castiglionese. “L’ho sentito teso ma tranquillo, in quanto consapevole e fiducioso che finalmente si possa far chiarezza sulla bruttissima vicenda. Da tre anni infatti è lontano dalla famiglia dai suoi affetti e dalla sua comunità che ha sempre cercato di stargli vicino”.