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Umbria, contagiati da Covid sul posto di lavoro: quota 1.958 denunce

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Alessandro Antonini
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Dall’inizio della pandemia allo scorso marzo in Umbria ci sono state quasi duemila denunce di infortunio da Covid sul posto di lavoro. Ad essere precisi 1.958. Di cui dieci mortali. Un aumento si è registrato nell’ultimo mese, fa sapere Inail nelle schede di monitoraggio regionale. “Rispetto alla data di rilevazione del 28 febbraio 2022, le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 in Umbria sono aumentate di 160 casi (+8,9%, superiore all’incremento nazionale pari al +7,1%) di cui 110 avvenuti a marzo, 25 a febbraio e 14 a gennaio 2022, con i restanti casi riferiti ai mesi precedenti. Il maggior incremento in termini relativi si è registrato nella provincia di Terni”.

 

 


L’analisi nel cuore verde evidenzia che “le denunce pervenute da inizio pandemia afferiscono per il 45,7% al 2020, per il 32,3% al 2021 e per il 22,% ai primi tre mesi del 2022”. In linea con quanto osservato a livello nazionale, oltre un terzo dei casi si concentra nell’ultimo trimestre del 2020. Il 2021 “è caratterizzato, sia a livello regionale che nazionale, da un andamento decrescente con numeri contenuti nei mesi estivi, una ripresa del fenomeno a fine anno e un’ulteriore accelerazione a gennaio 2022”. I morti non si sono incrementati rispetto alla precedente rilevazione: dei 10 decessi complessivi da inizio pandemia, 5 si riferiscono al 2020. Il 51,9% delle denunce codificate per attività economica (codici Ateco) riguarda il settore della sanità e assistenza sociale”: le professionalità più colpite sono infermieri, medici, operatori socio sanitari e operatori socio assistenziali. Il trasporto e magazzinaggio registra il 24,3% delle denunce, coinvolgendo soprattutto gli addetti dei servizi postali e di corriere. Nelle “altre attività di servizi" (5,8%) e nel “noleggio e servizi alle imprese” (2,9%), si segnala un impatto maggiore per variegate figure professionali, alcune collegate alla cura della persona e alle pulizie. Nelle attività manifatturiere”(4,2% dei casi) spiccano anche i lavoratori della fabbricazione di articoli in pelle (focolaio nel 2020 in una pelletteria). Il commercio conta per il 2,5%, per la metà addetti alle vendite. Le costruzioni incidono per il 2%. Il restante 6,3% si riferisce ad altre attività

 

 


Dei 10 decessi, sette hanno coinvolto lavoratori della gestione industria e servizi, uno dell’agricoltura e 2 due la pubblica amministrazione per conto dello Stato. A livello nazionale la maggioranza delle infezioni di origine professionale riguarda le donne. La quota delle lavoratrici contagiate sul totale dei casi denunciati, infatti, è pari al 68,3%. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul totale dei contagi segnalati all’Inail è, rispettivamente, del 47,7% e del 46,8%. L’età media dei contagiati dall’inizio della pandemia è di 46 anni per entrambi i sessi, ma nell’ultimo mese di rilevazione è scesa a 45 anni. Il 41,1% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce di età 35-49 anni (36,8%), under 35 anni (20,2%) e over 64 anni (1,9%). Gli italiani sono l’87,6%, mentre il restante 12,4% delle denunce riguarda lavoratori stranieri. Le nazionalità più colpite sono quelle rumena (20,9% dei contagiati stranieri), peruviana (12,5%), albanese (8,1%), moldava (4,5%), svizzera (4,2%) ed ecuadoriana (4,1%). In Umbria come in Italia dopo il calo a partire dall’estate 2021 si è registrato un aumento alla fine dell’anno scorso e nel primo trimestre dell’anno in corso. “Anche rispetto alla professione dell’infortunato - spiega Inail - si osserva in generale un calo significativo delle denunce a partire da febbraio-marzo 2021, con incidenze in riduzione per alcune categorie, tra le quali le professioni sanitarie, che tuttavia nel secondo semestre dell’anno, e ancor di più nel primo trimestre del 2022, mostrano segnali di ripresa. Altre professioni, con la ripresa delle attività, hanno visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio rispetto al 2020”.