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Perugia, si butta dalla finestra per sfuggire al compagno violento

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Francesca Marruco
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Per salvarsi dalla selvaggia aggressione del compagno aveva preferito lanciarsi dalla finestra e provare a mettersi in salvo. La donna si era procurata la frattura di entrambi i calcagni, cosa che le era costata una malattia di 40 giorni con conseguenze che le avevano causato l’indebolimento permanente della deambulazione. Quel giorno la donna decise di saltare giù dalla finestra del bagno perché lui la stava aggredendo. Nel capo di imputazione, riportato nella richiesta di rinvio a giudizio - l’udienza preliminare è fissata per la prossima settimana - si legge che l’uomo, un 57enne di origine romena, avrebbe “improvvisamente percosso la donna con inaudita violenza sferrandole calci, pugni e schiaffi al capo, al costato e su tutto il corpo, scaraventandola a terra più volte, trascinandola per i capelli, quindi la costringeva a inginocchiarsi come gesto di umiliazione  e sottomissione, proseguendo quindi a colpirla con pugni al volto, al contempo ricoprendola di insulti  e minacciando propositi omicidiari”. Secondo quanto poi denunciato dalla donna, “il tutto - è riportato ancora nelle carte dell’accusa - col pretesto di una presunta relazione della donna con il vicino di casa”. Durante questa folle aggressione, la donna, per mettersi in salvo si lanciò dalla finestra del bagno e arrivò a chiedere aiuto ai vicini di casa presso cui lavorava come badante

 

 


Sul posto, quel 20 ottobre del 2020, intervennero le forze dell’ordine e pure i sanitari del 118 che portarono la donna in ospedale dove venne sottoposta a intervento chirurgico per entrambi gli arti inferiori. L’uomo non è accusato solo di maltrattamenti, ma anche di stalking e violenza privata. Infatti, è anche accusato di “aver tenuto un contegno aggressivo e intimidatorio alla presenza delle forze dell’ordine intervenute sul posto”. Ma non basta. 

 


L’uomo - che nei prossimi giorni comparirà dinanzi al giudice per l’udienza preliminare  Valerio D’Andria - ha infatti “inviato alla compagna e al datore di lavoro della donna una serie di messaggi contenenti ingiurie e minacce di morte per costringere il datore di lavoro a dichiarare alle autorità che le lesioni della donna fossero le conseguenze di un tentativo di suicidio”.  “Tali condotte - annota il pm Mara Pucci - nel capo di imputazione - hanno portato entrambi  a chiedere misure protettive all’autorità giudiziaria, nonché per la donna il collocamento presso una struttura di protezione una volta uscita dall’ospedale”.