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Terni, allenatore picchiato: arrivate le scuse degli avversari: "Pronti a testimoniare"

Giorgio Palenga
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Ci hanno messo un po’, il tempo servito forse per metabolizzare quanto di incredibile fosse successo che, loro malgrado, ha associato la società che rappresentano a quanto di peggio può esprimere il calcio. E di questo si sono particolarmente rammaricati, perché non corrisponde al vero.

Mimmo Gaglio e Roberto Imbimbo sono rispettivamente presidente e allenatore del Gdc Ponte di Nona, la società romana avversaria dell’Accademia Calcio Terni nella partita del “fattaccio” in Romagna.

 

Nella tarda serata di martedì 19 aprile 2022 presidente e mister hanno telefonato a Francesco Latini (nella foto con i suoi ragazzi), l’allenatore ternano colpito con violenza inaudita dal padre di un loro giocatore, dopo una vera e propria invasione di campo successiva a una discussione tra i ragazzini (classe 2009) in campo.

“Mi hanno porto le loro scuse - racconta Francesco Latini - si sono detti veramente dispiaciuti per quanto avvenuto ed hanno preso con decisione le distanze dal comportamento di quel genitore che hanno definito inqualificabile. Mi hanno detto che il ragazzino e la sua famiglia saranno allontanati dalla loro società e il mio collega mister si è detto pronto a testimoniare in mio favore in sede legale, qualora ce ne dovesse essere bisogno. D’altra parte l’episodio è avvenuto sotto gli occhi di tutti, sarebbe difficile supportare una versione diversa. Comunque mi ha fatto piacere”.

Latini è rientrato a Terni martedì sera tardi, dopo essersi fermato a sporgere denuncia alla stazione dei carabinieri di Gabicce mare, perché proprio sul campo della località romagnola era avvenuto il pestaggio.

 

Ripercorrendo a mente fredda i vari passaggi di una vicenda per certi aspetti surreali, il giovane allenatore è piuttosto provato, fisicamente e non solo.

“I medici mi hanno prescritto un mese di riposo assoluto – dice ancora - non devo muovermi, la ferita al rene ha smesso di sanguinare ma non si possono correre rischi. Quando sono arrivato a Cesena era già pronta la sala operatoria, la lesione al rene, al momento dei primi accertamenti all’ospedale di Riccione, stava sanguinando. Non c’era un minuto da perdere, poi però, quasi per miracolo, la ferita interna ha smesso di buttare. Ed allora sono riuscito ad evitare l’intervento”.

Ora, però, occorre la massima prudenza. “In teoria se ricevessi un altro colpo, che so, come una pallonata, la lesione potrebbe riaprirsi. Quindi devo restare immobile a casa. Diversi giornalisti, anche di importanti trasmissioni tv nazionali, mi hanno chiesto interviste di persona, però non me la sento. Sono disposto a parlare telefonicamente, perché ritengo la mia testimonianza importante affinché quanto successo non avvenga mai più, ma ora ho bisogno e devo riposare. E’ stata veramente dura”.