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Perugia, stupra la figlia minorenne di amici: condannato a 9 anni

Francesca Marruco
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Col padre della sua compagna di scuola aveva un rapporto di fiducia. Lo considerava uno zio, una sorta di confidente a cui raccontare quello che magari non riusciva a dire a mamma e papà. Poi però una sera in cui era in vacanza coi genitori per partecipare a Umbria jazz, lui, amico di famiglia di lunga data, aveva iniziato a metterle le mani addosso e la mattina dopo l'aveva costretta a subire un rapporto sessuale non protetto. Per questi motivi, un 62enne originario di Trieste, è stato condannato a 9 anni di reclusione per violenza sessuale nei confronti di un minore. La ragazzina, all'epoca dei fatti sedicenne, aveva raccontato tutto quello che le era accaduto nell'incidente probatorio che si era tenuto davanti al gip di Perugia.

 

 

L'imputato era venuto a trovare lei e suoi genitori da solo, senza la moglie e la figlia, compagna di classe della vittima. Stava alloggiando nello stesso casale in cui lei si trovava con la madre e il padre. Una sera, di ritorno da un concerto, si era seduto sul sedile posteriore assieme a lei, prima le aveva toccato una gamba, poi con la mano aveva continuato a palpeggiarla. La minore, che nel procedimento si era costituita parte civile con l'avvocato Maurita Lombardi, lo aveva raccontato nel corso dell'incidente probatorio. Poi la mattina successiva venne svegliata da lui che le accarezzava il viso e le diceva di stare calma. Fu quello il momento in cui abusò di lei.

 

“Le disse che non la stava violentando perché la desiderava da quando aveva 12 anni e la vedeva in costume da bagno” sta scritto nel capo d'imputazione in cui l'accusa di violenza è aggravata dall'abuso della condizione di inferiorità della ragazzina derivanti dalla differenza d'età e dall'autorevolezza esercitata dall'uomo in ragione del rapporto di stretta amicizia esistente fra la vittima e la figlia di lui e tra lui e i suoi genitori”. La violenza emerse solo grazie a dei medici che l'avevano presa in cura per dei disturbi alimentari di cui aveva iniziato a soffrire dopo quel periodo. L'uomo, assistito dall'avvocato Fabio Balestra, si è sempre dichiarato innocente. Adesso la condanna in primo grado emessa dal collegio Verola, Loschi, Grassi che ha anche disposto una provvisionale di 25 mila euro nei confronti della ragazza.