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Perugia, traffico illecito di rifiuti: nove rinvii a giudizio

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In tribunale

Fra. Mar.
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Una maxi gestione illecita di rifiuti elettrici e elettronici con epicentro in Umbria. Da qui venivano esportati illegalmente in Siria, in Asia e in alcuni paesi dell'Africa. Ma anche nelle fonderie europee di Olanda e Germania. Si tratta di rifiuti speciali pericolosi. Non solo pannelli fotovoltaici, ma anche alluminio e schede elettroniche: l'indagine Black sun arriva dei carabinieri del Noe arriva al giro di boa del rinvio a giudizio Ieri il gip, Natalia Giubilei, lo ha disposto per nove persone e quattro società. Degli iniziali 14 imputati, due sono deceduti (tra cui Renzo Gatti) e tre sono stati prosciolti. Il processo per tutti gli altri inizierà il 16 novembre prossimo. 

 


Secondo quanto emerso, i soggetti che dovevano trattare i rifiuti rendendoli non pericolosi, attraverso ditte autorizzate, per la Procura di Perugia hanno ottenuto “un ingiusto profitto sia dall'abbattimento dei costi di gestione qualora i trattamenti fossero stati correttamente effettuati”, sia dal guadagno della vendita di questi rifiuti nei “mercati paralleli”. 
Al centro c'è la Raeegest di Gualdo Tadino, che, secondo l’inchiesta, tra il 2012 e il 2016 ha ricevuto 4.535 tonnellate, conferendone a terzi 3.190. Il trucco - sempre secondo la ricostruzione accusatoria - stava nell'utilizzo di false attestazioni e falsi formulari di identificazione dei rifiuti. I rifiuti arrivavano da mezza Italia. Destinazione mezzo mondo. 
Una società, la Mialma di San Zeno ad Arezzo, inviava a Raeegest ingenti quantitativi di alluminio e schede elettroniche per poi destinarle a fonderie estere tra cui la J.E. R., olandese, e la A.G.K, tedesca. In questo caso veniva tenuta “una duplice contabilità interna - sta scritto agli atti - tra le società per distinguere gli ingressi dei rifiuti, ricorrendo a realizzare fatturazioni per prestazioni di natura diversa a quelle occulte realmente espletati, ovvero a pagamenti in contanti”. E ancora: venivano falsificati i dati dei rifiuti provenienti anche dalla Asl Napoli 1 centro e da ditte di Nocera inferiore. Nelle varie dinamiche in cui gli imputati sono stati indagati per gestione illecita emerge che i raee “per lo più” arrivavano dai consorzi del riciclo. 
Poi però facevano un'altra fine. “Pannelli fotovoltaici, tagliaerba e vetrine della coca cola”, attraverso documentazione falsa “per ostacolare l'identificazione della provenienza illecita” venivano commercializzati ed esportati come apparecchi usati nei paesi africani. I pannelli fotovoltaici esausti finivano anche “in Siria e in alcuni paesi asiatici”. 

 


Non manca una presunta gestione illecita di batteria di auto al piombo tra Gualdo e lo Spoletino. Gli indagati, sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Guido Rondoni e Ubaldo Minelli. Minelli dice: “La mia assistita è stata dipendente della Raeegest fino alla data delle proprie dimissioni per giusta causa. Lei si è sempre occupata di logistica commerciale, fatturazione, emissione e accettazione di formulati. Non aveva autonomia decisionale ma ha sempre eseguito gli ordini insindacabili, le direttive stringenti, le istruzioni che il proprio datore di lavoro le impartiva rispetto alle quali non aveva alcuna possibilità di discostarsi. In ragione di tale ruolo e funzioni, alla stessa non sono ascrivibili profili di penale responsabilità, come risulterà in dibattimento”. Le società coinvolte, oltre alla Raeegest, sono A.g. Immobiliare, Mialma, Ecolife.