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Perugia, botte alla madre per avere i soldi per i videogiochi. Se la prendeva anche con il padre e la sorella. Chiuse le indagini

Alessandro Antonini
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Picchia e maltratta la madre per avere i soldi dei videogames. E’ quanto recita il capo d’imputazione a carico di un 17enne di origini filippine per cui nei giorni scorsi è stato recapitato l’avviso di conclusione delle indagini. Il caso è in carico al tribunale dei minori di Perugia. Ingiurie alla donna e anche botte, in più casi, stando alla ricostruzione dell’accusa, perché voleva denaro per acquistare schede di ricarica telefonica per accedere ai videogiochi on line. Vengono contestati gli articoli 572 e 582 del codice penale, ossia rispettivamente “maltrattamenti contro familiari” e “lesioni personali”. L’indagine è nata da una denuncia della stessa madre, parte offesa, stanca di essere vittima del 17enne. I reati sono ipotizzati a partire dal 2019 e gli ultimi eventi fanno riferimento al febbraio 2022. L’interrogatorio di garanzia si è già svolto.

Il pubblico ministero ha chiesto al presidente del tribunale l’incidente probatorio per verificare l’eventuale stato di infermità mentale del 17enne o se faccia abuso di alcol o sostanze. Con lì’obiettivo di capire se possa o meno partecipare al processo. Ma lo stesso presidente ha respinto l’istanza. Ora si attendono la richiesta di rinvio a giudizio o in alternativa la richiesta di archiviazione.

Durante gli ultimi due anni la famiglia ha denunciato a più riprese episodi di danneggiamento da parte del minore di porte, armadi ed elettrodomestici. La situazione è precipitata negli ultimi mesi. La madre sarebbe stata minacciata con un coltello e avrebbe subito un principio di strangolamento con un asciugamano. Le botte, secondo la denuncia della famiglia, sarebbero state anche a danno del padre, colpito con un pugno dopo un trattamento sanitario obbligatorio proprio a carico del figlio. E della sorella, costretta a chiudersi in bagno per evitare di essere picchiata. Poi le ingiurie quotidiane e gli “atti di vessazione sistematica”, come è scritto nel capo di imputazione.