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Covid in Umbria, partita aperta per il rimborso di 60 milioni di spese aggiuntive. Gentili, Usl 1, si dimette

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Alessandro Antonini
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I 60 milioni che la Regione Umbria chiede al governo per le maggiori spese per l’emergenza Covid nel 2021 sono una partita “ancora aperta visto che, a differenza dello scorso anno, il confronto con il Mef e il ministero della Salute, quest’anno è stato avviato tre mesi prima, con le aziende ancora in elaborazione dei dati”. Nei giorni scorsi è stata annunciata dai livelli romani una diffida sui 60 milioni di sbilancio con previsione di un possibile piano di rientro con annesso eventuale aumento della tassazione. La direzione regionale Salute con una nota spiega che “sono in corso, analogamente agli scorsi anni, le normali procedure di monitoraggio con il Mef e con le aziende sanitarie e, analogamente allo scorso anno di questi tempi, le Regioni sono in una situazione di necessità di reperimento risorse per coprire maggiori oneri derivati dalla pandemia che si sono aggiunti alle gestioni ordinarie. La questione è stata condivisa con le altre Regioni italiane e poste da tempo all’attenzione del governo”. Gli squilibri, dunque, accomunano anche altre regioni. Gran parte dell'incremento dei costi - per quanto riguarda l’Umbria - è dovuto alle assunzioni e all'impiego di personale causa pandemia. Il problema è che anche per l’anno in corso.

“È molto probabile - è scritto nella delibera di approvazione del bilancio preventivo 2022 della sanità regionale passata in giunta mercoledì- che anche per l’anno 2022 i risultati economici delle aziende del sistema sanitario regionale saranno influenzati dall’emergenza Covid”. Per questo vanno ancora messi in fila fabbisogni aggiuntivi e ulteriori stanziamenti nazionali. Alla data di stesura della relazione sdoganata l’altro ieri “il quadro risulta modificato dall’intervenuta adozione della legge di bilancio , ma è ancora in via di definizione, soprattutto per quanto concerne le risorse che potrebbero essere ulteriormente stanziate a favore del servizio sanitario”. La Regione ritiene “presumibile” che le difficoltà del sistema sanitario connesse, tra l’altro, alla crisi pandemica si “protrarranno anche negli anni futuri, con la necessità di dare ulteriori strumenti alle Regioni al fine di far fronte alle criticità riscontrabili. A tali necessità si sommano, per l’anno 2022, ulteriori fattori con un potenziale impatto sulla spesa sanitaria e sull’equilibrio economico-finanziario del sistema sanitario regionale quali,
ad esempio, l’incremento dei costi energetici". 

Intanto il direttore generale dell’Usl 1, Gilberto Gentili, si è dimesso a partire dal 1 giugno. Lo conferma al Corriere dell’Umbria: “Le mie dimissioni sono conseguenza di una scelta autonoma, per problemi familiari già presenti da mesi, di cui aveva parlato alla presidente e all’assessore. Ma ho voluto aspettare la fine dell’emergenza”. Gentili nega che l’addio sia legato allo sbilancio sulle spese Covid. “E’ un fenomeno inevitabile e riguarda tutta Italia”. Ieri la governatrice Donatella Tesei e i segretari dei partiti di maggioranza hanno fatto il punto sulle direzioni sanitarie: uno degli scenari vede in sostituzione di Gentili l’attuale direttore regionale Sanità Massimo Braganti. Al posto di quest’ultimo andrebbe Massimo D’Angelo, commissario Covid fino a giugno. Oppure Braganti in staff dell'assessorato D'Angelo direttore regionale e Usl 1 che resta in attesa. Per il resto visione unitaria su piano regionale e convenzione con l'università. Si è dimesso anche il direttore dei fondi Ue Paolo Reboani, per motivi personali. Lo sostituisce Luigi Rossetti.