Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

A Perugia, in centro storico crescono i turisti e calano i residenti

Sabrina Busiri Vici
  • a
  • a
  • a

Commercianti, residenti, studenti, operatori sono d’accordo sulla necessità di un centro storico - a Perugia - da rianimare. Non solo in occasioni di eventi ma quotidianamente. Giorno per giorno. Una boccata di ossigeno arriva dai turisti, decisivi sia come presenze e sia nelle propensione all’acquisto. 
“E’ un periodo molto debole per il commercio anche nel fine settimana. Abbiamo aperto in corso Vannucci da due anni e notiamo che qui si lavora soprattutto con i turisti in primavera, estate e a Natale”, riporta Milena Sanseverino del negozio Doppelganger, una catena romana che ha punti vendita nei centri storici e commerciali. “Quanto succede a Perugia - riporta Milena - lo riscontriamo anche in altre città. La Capitale fa eccezione”. 

 


Da tre generazioni in corso Vannucci, il nonno, il papà e ora c’è Antonio Lemmi dietro il bancone della farmacia: “Dal mio piccolo angolo visuale - dice -osservo un luogo che ha soprattutto un valore identitario e non posso che essere ottimista. Il centro storico è di tutti, accessibile a tutti e tutti possono venirci in qualsiasi momento. Con la pandemia questo aspetto si sta, forse, apprezzando di più. Inoltre noto che alcuni giovani ora scelgono di vivere qui, persone che accettano qualche disagio in più ma apprezzano una vita più sostenibile, più moderna, di maggiore qualità”.  Un metro più avanti, rispetto alla Farmacia Lemmi, c’è Buonumori boutique: “In cinquant’anni di vita della nostra attività qui è cambiato proprio tutto - dice Thomas Placidi, il titolare -. Ora il 90% del nostro lavoro è diretto ai non perugini. Ci aspettavamo un po’ di ripresa invece vediamo che non è così. La paura incombente frena ogni tipo di acquisto soprattutto nell’abbigliamento di qualità. E anche chi ha possibilità di spendere si frena”. Giovanna Perin Mantello, titolare di Gioiello Idea in corso Vannucci va diretta: “Basta marchi da centro commerciale rovinano l’immagine dell’acropoli - dice -. L'amministrazione deve metterci buona volontà per dare un impronta diversa come è stato fatto in altre città. Bisogna offrire qualcosa di diverso e di qualità per far tornare la gente”.

 


A dire la propria non sono però solo i commercianti ma anche i giovani studenti. Alessia Vadalà, calabrese, universitaria fuori sede, ha scelto di vivere in centro storico “perché è a misura di studente nell’aspetto logistico - riporta - Ma i luoghi dove socializzare sono scarsi e alla sera la rete di trasporti non consente di raggiungere la meta facilmente così ci spostiamo altrove”. Anche per Chiara Franceschin, studentessa perugina, non c’è molto per i giovani in quest’area della città: “Non frequento spesso il centro, ho difficoltà nel parcheggiare e nei trasporti e quando devo fare acquisti non trovo esercizi adatti alla mia fascia di età”.
Lepore, residente in centro storico, sente la necessità di un potenziamento dei trasporti, dei parcheggi e di maggiore varietà nell’offerta dei servizi. “Ormai manca addirittura chi vende frutta e verdura - dice - . Potrebbe essere decisiva l’apertura del mercato coperto ma chissà quando”. E aggiunge: “La qualità della vita è buona ma è molto peggiorata rispetto a un tempo”. Infine Virgilio Chirieleison mette il dito sulla piaga della desertificazione di alcune zone e propone. “Forse potenziare eventi potrebbe essere una chiave”. E infine aggiunge: “Sono qui da quindici anni e, forse, non ho vissuto il centro perugino in modo molto diverso da come è ora ma in altre città ho visto cambiare le cose in meglio e sono fiducioso che accadrà anche qui”.