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Perugia, falso certificato di guarigione per il green pass: il medico si difende

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Fra. Mar.
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“Il dottore non ha redatto alcun certificato di guarigione, meno che mai falso, è per questo motivo che abbiamo chiesto di essere interrogati”. A parlare è l’avvocato Ubaldo Minelli, che difende il medico di base indagato, in concorso con una sua paziente, per  concorso in falsità ideologica e falsità in un documento informatico. Il legale fa sapere di aver richiesto, come previsto per legge dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, un interrogatorio al Procuratore Raffaele Cantone, titolare del fascicolo. Secondo l’ipotesi accusatoria, la paziente - dipendente di un ente pubblico umbro - avrebbe “istigato” il medico della Usl Umbria 1, a “redigere il certificato di guarigione da Covid attestando falsamente la guarigione della malattia nonostante la donna non l'avesse mai contratta”, per questo “inseriva la certificazione nel sistema tessera sanitaria del ministero dell'Economia e delle finanze, in tal modo consentendo, attraverso l'utilizzo dei dati da parte della piattaforma nazionale che si generasse automaticamente in favore della donna una non veritiera certificazione verde Covid 19”.  

 

 


L’avvocato Minelli spiega quindi che “il dottore non ha mai certificato l’avvenuta guarigione della sua paziente. Ma, in assoluta buona fede, quando a gennaio scorso lei gli chiese il green pass sulla base del test antigienico effettuato a ottobre, lui inserì i dati nel sistema che genera automaticamente la certificazione verde. Il mio assistito ha spiegato che nel momento dell’inserimento nel sistema non aveva più a mente il fatto che nell’ottobre precedente i test antigenici prevedevano ancora una conferma con il molecolare”. 

 

 


A quanto emerge, il molecolare della paziente risultò negativo. L’assunto investigativo del Nas è che quel green pass sarebbe servito alla paziente per l’obbligo vaccinale per gli over 50 che di lì a poco tempo era entrato in vigore. “Ad ogni modo il green pass della paziente - spiega ancora Minelli - aveva validità da ottobre ad aprile, non dal momento dell’inserimento dei dati, ma dalla data di effettuazione del test antigienico”.