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Marsciano, attività ospitata nel container entra nella guida d'Italia delle macellerie

Massimo Fraolo
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Le migliori bistecche umbre si vendono in un container a Spina, frazione di Marsciano. Lo dice la guida Steak house e macellerie d’Italia, edita da Michele Ruschioni, fondatore di Braciamiancora. Si chiama La Carneria ed è tra le sette realtà umbre selezionate in particolare dagli amanti delle bistecche. Che sono una delle tante specialità dell’azienda di Andrea Lanti, aperta nel 2017 e in attesa di lasciare l’attuale container, dove è nata, tra infiltrazioni e problemi di spazio, per passare finalmente alla nuova sede. Una storia tutta locale, dai prodotti alle collaborazioni con altre realtà marscianesi, passando per i tre dipendenti che vi lavorano, destinati probabilmente ad aumentare di numero entro l’inizio dell’estate, con l’apertura del nuovo punto vendita. “Moderna ma senza mai perdere di vista la tradizione”, con “salumi artigianali e carni sincere”. Sono alcune delle considerazioni che si leggono nelle pagine delle due sezioni della guida (“steakhouse” e “macellerie”), che esalta proprio la scelta delle carni. Come quelle della vacca umbra, della chianina, della maremmana e della eugubina.

 

 

“Un trionfo dei prodotti a chilometri zero”, che vanno a braccetto con la scelta di promuovere ogni mese almeno un tipo di carne pregiata estera: dalla limousine alla vacca bavarese, dalla black angus ai prodotti supermarezzati come wagyu e sashi”.

 

 

Una sorta di bottega di paese che si sta però facendo conoscere al di fuori dei confini locali e che è nata da una scelta coraggiosa. Andrea Lanti, che al di fuori del suo contesto lavorativo e familiare si diverte anche a fare il centravanti della locale squadra di calcio di Spina, che milita in prima categoria, era dipendente a tempo indeterminato di un marchio importante della grande distribuzione. Cinque anni fa ha deciso di abbandonare quel lavoro per veder realizzare il suo sogno, rilevando la precedente attività del paese e aprendo la nuova macelleria, pur con le difficoltà di lavorare dentro a dei container vecchi di quasi dieci anni. Quelli arrivati a Spina dopo il terremoto del 2009.