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Città di Castello, stazione ferroviaria nel degrado

Felice Fedeli
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La stazione ferroviaria di Città di Castello continua a salire alla ribalta della cronaca. Purtroppo per situazioni non proprio edificanti. Leggi degrado. La sala di attesa grida vendetta e se ne fanno portavoce gli stessi utenti: ha bisogno di essere imbiancata, non è più rinviabile la sistemazione della porta dove c’è da tempo un vetro rotto e da ieri mattina pure la maniglia ma, soprattutto, c’è la necessità di riattivare un contratto di vigilanza per la chiusura e l'apertura dello stabile.

 

 

Muri pieni di frasi spesso irripetibili e disegni di dubbio gusto, vergati pure con bombolette spray. Ma quello che preoccupa di più è che la stazione, priva di telecamere, resta aperta 24 ore senza uno straccio di controllo. Di notte, infatti, vengono segnalate presenze poco raccomandabili. Le forze dell’ordine fanno il massimo, nelle ultime settimane i controlli sono stati pure potenziati, ma non è che possono stazionare h24 nell’area della stazione ferroviaria. Fino al primo marzo di un anno fa la stazione restava aperta dalle 5 alle 22; nelle sette ore di notte non era accessibile a tutti come lo è adesso. Con quello che ne consegue. Nel corso dell’incontro del 21 febbraio scorso, promosso dall’amministazione comunale il direttore dell’esercizio gomma di Busitalia, Alessio Cinfrignini, si era impegnato a parlare con i vertici di Umbria Mobilità per districare il ginepraio delle competenze. Perché di questo si tratta.

 

 

Un ruolo fondamentale lo giocherà Rete ferroviaria italiana (Rfi in sigla), chiamata a gestire i beni immobili: stazioni, binari e carrozze diesel attualmente però di proprietà della Regione, che li fa gestire a Umbria Mobilità. Busitalia, invece, svolge sia i servizi dell’ex Fcu, che quelli urbani ed extraurbani su gomma. In questo quadro succede che Busitalia paga l’affitto per il locale biglietteria a Città di Castello, ma la sala d'aspetto è di competenza di Umbria Mobilità e, in prospettiva, di Rfi. Nessuno quindi agisce e in mancanza di un tavolo di confronto, malgrado gli uffici di Umbria Mobilità siano nello stesso stabile di Busitalia in strada Santa Lucia a Perugia, la situazione è destinata a non risolversi, anche se il buonsenso lo imporrebbe.