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Perugia, i cittadini alla fine dello stato di emergenza: “Covid, il peggio è passato ma restiamo prudenti”

Sabrina Busiri Vici
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Tutti convinti: il peggio è passato. C’è però chi va più cauto e aggiunge: “forse”. E’ necessario, infatti, continuare a essere prudenti: il rapporto con la mascherina rimane stretto “quasi da non poterne fare più a meno”; mentre l’esibizione del green pass è un’esperienza da mettere al più presto in archivio. La campagna vaccinale ha funzionato e la medicina territoriale “ha avuto una partenza lenta ma alla fine ha saputo rispondere bene”. In sintesi è il risultato emerso dal sondaggio del Corriere dell’Umbria condotto a Perugia sull’uscita dallo stato di emergenza dopo due anni di pandemia da Covid. “Grazie a una campagna vaccinale a tappeto e ai risultati ottenuti, il peggio è passato ma il virus non mi sembra sconfitto perciò è necessario rimanere ben radicati sulle sane abitudini apprese: igiene; distanziamento e obbligo mascherine nei luoghi al chiuso”, riporta Daniele Corvi. E aggiunge: “Ho a cuore il cinema, per passione e per professione, perciò mi auguro che ora la gente torni a frequentare in massa le sale altrimenti è a rischio un intero settore”.

 

 

Arianna Caprara, al lavoro dietro il banco del forno in via Maestà delle Volte, tiene molto al recupero pieno della socialità: “Spero in una grande ripartenza che faccia sparire, prima o poi, ogni tipo di restrizione specialmente per quanto riguarda la frequentazione dei locali. Chi ha completato il ciclo di vaccini con tre dosi si sente preso in giro a dover sottostare ancora ai filtri imposti dal green pass”. C’è comunque chi preferisce la linea di cautela: “E’ pericoloso fare previsione troppo ottimistiche”, fa presente Paolo Giovagnoni, giornalista. “In questa vicenda è difficile scrivere la parola fine - prosegue -. Dobbiamo accontentarci di questa parvenza di normalità riacquistata con l’allentamento delle misure. Un allentamento peraltro necessario visto che siamo stati gli ultimi in Europa ad aprirci”. Quarta dose sì o no? “La farò - risponde Giovagnoni - se sarà necessario. E continuerò a essere prudente”.

 

 

Al senso di responsabilità individuale fa appello Cristina Stincardini: “Spero che questo sia il momento giusto per la ripartenza - dice -, i contagi ci sono ancora ma gli effetti sono ben diversi”. E Cristina aggiunge: “Soprattutto non bisogna più avere paura, è stato fatto tanto terrorismo psicologico in questi due anni e le conseguenze ce le porteremo dietro a lungo. E’ arrivato il momento di voltare pagina anche se per qualche categoria, come bar e ristoranti, bisognerà attendere il primo maggio per avere veramente via libera. Allora sarà una vera festa dei lavoratori, ne abbiamo bisogno”. L’incognita “variante” è sempre da considerare secondo Leonardo Pannacci perciò “meglio agire passo dopo passo”, dice. “La mascherina è bene continuare a indossarla nei luoghi al chiuso. Del resto non rappresenta un impedimento oggettivo alla libertà”. Soddisfatto dell’esito della campagna di immunizzazione è Cesare Barbanera. “Promuovo anche l’efficienza dei centri vaccinali del territorio: mi sono trovato bene con le prenotazioni online e i tempi rispettati”. “La partenza è stata a scartamento ridotto - sottolinea però Pannacci - poi la macchina si è rodata”. Si augura il ritorno alla normalità pur rimanendo in stato di allerta anche Giovanna Perin Mantello, titolare di Gioiello Idea in corso Vannucci. “La situazione commerciale è disastrosa ma non solo per il Covid - puntualizza -. L’acropoli è abbandonata a se stessa, le persone si sono disabituate a frequentarla. Ora più che mai. Speriamo quindi nel ritorno del turismo con la primavera e l’allentamento delle restrizioni ma l’amministrazione ci deve mettere buona volontà per dare un impronta diversa come è stato fatto in altre città. Mi riferisco a Parma, un modello da seguire nelle scelte commerciali”. E, infine, c’è chi fa già progetti per festeggiare la fine dello stato di emergenza. Rossella Rinaldi confessa: “Voglio tornare a viaggiare un po’ di più”.