Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Perugia, monastero di suore no vax: presidio contro la chiusura e lettera a Bassetti

Esplora:

no vax

Alessandro Antonini
  • a
  • a
  • a

Hanno manifestato con lo striscione anti green pass, nell'etere a tutto volume Dio è morto di Francesco Guccini.
Si è tenuto nel pomeriggio di ieri, 31 marzo, sotto la pioggia, il sit in del Fronte del dissenso davanti al monastero delle suore benedettine di Santa Caterina in Corso Garibaldi. Le religiose hanno ricevuto un decreto della Congregazione che preannuncia la chiusura del convento sia per l’esiguo numero di sorelle sia per “atteggiamenti non consoni” della badessa. Ossia la mancata vaccinazione sua e delle altre monache. Anche se la Curia ha smentito la correlazione tra la scelta no vax e l’eventuale chiusura - chiamandosi fuori dalla decisione di attuare la visita aspostolica - il movimento che contesta il green pass e le scelte restrittive del governo sul fronte pandemico hanno deciso lo stesso di esprimere solidarietà alle suore. 

La superiora Caterina - omonima della santa - ha riferito al Corriere dell’Umbria che non sapeva della manifestazione e che non avrebbe aderito. Ha pure affermato a più riprese che la mancata immunizzazione è stata fatta passare come “pretesto” per motivare la chiusura. A seguito delle interviste rilasciate agli organi di stampa è stata comunque “sentita” dai superiori. Intanto Paola Persichetti, leader del movimento spontaneo La Gente come noi di Terni, ha scritto una lettera aperta al cardinale e presidente Cei Gualtiero Bassetti sul caso. Sollevando alcuni interrogativi sulla presa di posizione dell’Archidiocesi. “Ci permetta Eminenza di avere un dubbio, come si può smentire la correlazione tra rifiuto del vaccino e rischio di chiusura dal momento che lei stesso ha detto a madre Caterina di non sapere nulla?”.

La stessa madre Caterina secondo Persichetti “è molto affranta da tutto quello che sta accadendo anche riguardo alle vicende all’interno del suo monastero: per esempio all’ordine, impartitole dalla visitatrice apostolica, di non poter parlare con le sue sorelle prima che fossero trasferite. La comunità cristiana locale e anche di altre parti d’Italia si sta stringendo intorno alle monache e al loro caso emblematico di una dilagante secolarizzazione”.