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Umbria, squilibrio nei conti per i treni regionali: ipotesi revisione dei servizi e aumento dei biglietti

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Alessandro Antonini
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Gli effetti della guerra, il caro carburanti e il calo dei passeggeri legato alla pandemia hanno portato a uno squilibrio finanziario nei conti - ancora da quantificare - del trasporto ferroviario sulla ex Fcu. E’ scritto in un carteggio tra Busitalia, gestore del servizio, e la Regione, codificato in una delibera della giunta di Palazzo Donini. Si paventa la modifica in corsa del piano economico finanziario 2022, con Busitalia che chiede all’ente di intervenire rivedendo al ribasso i servizi oppure aumentando i corrispettivi e i biglietti.
Al momento la tratta ferroviaria è aperta solo nella zona Nord tra Città di Castello e Ponte San Giovanni. Per il resto del servizio sono attivi gli autobus sostitutivi.

La Regione in vista della modifica del Pef richiesta entro maggio, ha deciso di prorogare il sevizio - scaduto il 31 marzo - non fino a dicembre, in vista della gara, ma a più corto raggio: 30 giugno prossimo. Di mezzo c’è proprio la prevista rimodulazione delle corse anche con l’annunciata ripresa dei treni sulla Ponte San Giovanni Sant’Anna dopo i lavori di raddoppio selettivo dei binari. E’ proprio Busitalia che chiama in causa il conflitto insieme a Covid e rincari “Tenuto conto delle attuali criticità legate alla pandemia da Covid-19, ai recenti eventi internazionali e ai provvedimenti governativi in ordine alla modifica delle accise per
l’acquisto del gasolio da trazione ferroviaria, il Pef (confermato a fine 2021) potrebbe subire nel corso del 2022 un processo di revisione ed aggiornamento”, è scritto in una prima nota firmata Busitalia. La Regione ha subito risposto sollevando la “non accoglibilità” del piano “in quanto attestante uno squilibrio finanziario in parte dovuto anche alla mancata previsione della remunerazione del capitale investito”. 
Arriviamo così alla terza missiva, inviata dal gestore il 28 marzo, in cui sottolinea che “l’evidente squilibrio finanziario previsto nella gestione del servizio è dovuta essenzialmente alla rilevante riduzione dei ricavi da traffico per effetto dell’emergenza sanitaria che ha interessato e sta tutt’ora interessando il nostro Paese” ribadendo la disponibilità a proseguire il servizio di trasporto in questione a condizione che “l’amministrazione individui le più opportune misure (riduzione dei servizi, manovra tariffaria, incremento delle compensazioni) atte a garantire l’adeguata compensazione degli oneri di servizio sulla base dei parametri previsti dalla normativa di riferimento”.

La Regione ha risposto il giorno dopo affermando che il risultato di esercizio del Piano economico “non può certamente contemplare una perdita di esercizio in quanto illegittima”. Quindi è “indispensabile rielaborare il Pef 2022”, tenendo conto di “tutte le voci di costo che nell’attuale contesto è possibile prevedere”, compresa la remunerazione del Cin (capitale investito netto), assicurando “il pareggio del risultato di esercizio”. Ciò al fine di consentire “la prosecuzione del servizio almeno fino al 30 giugno” prevedendo la possibilità, per l’impresa, di poter “affinare” ulteriormente il Pef 2022 entro il 31 maggio” sulla base dei maggiori costi che eventualmente si consolideranno” e che “per quanto possibile, dovranno essere compensati con una rimodulazione dell’offerta dei servizi anche alla luce dell’imminente riapertura della tratta ferroviaria Perugia Ponte San Giovanni- Sant’Anna e la conseguente riattivazione dei servizi ferroviari”. Palazzo Donini
sottolinea infine che “entro la fine dell’anno in corso, il servizio in questione sarà definitivamente assegnato mediante affidamento diretto decennale dei servizi ferroviari all’operatore che, sulla base di specifiche verifiche, risulterà il migliore soggetto in grado di svolgere il ruolo di capofila di una pluralità di imprese del gruppo Fs, per l’implementazione della strategia di rilancio complessiva promossa dall’amministrazione regionale”.
 Va sottolineato, secondo l’assessore regionale ai Trasporti, Enrico Melasecche, che il problema “deriva soprattutto dal fatto che l’Umbria non è più autonoma come un tempo dal punto di vista dei trasporti in quando i gravi problemi sorti anni fa costrinsero le vecchie giunte a privatizzare sia il ramo gomma con Busitalia, sia la gestione tecnica della Fcu con Rfi. Tutte funzioni che un tempo gestiva direttamente la Regione”.