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Infiltrazioni 'ndrangheta a Perugia, per gli umbri chieste condanne per 80 anni

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Francesca Marruco
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Per i 12 umbri implicati nella maxi inchiesta contro le infiltrazioni della ‘ndrangheta che hanno fatto la scelta del rito ordinario sono arrivate richieste di condanna per 80 anni e due mesi. Lo ha sollecitato il pm dell’Antimafia, Pasquale Mandolfino davanti al collegio del tribunale di Crotone che dovrà decidere sul destino degli imputati dell’inchiesta Infectio che lo Sco della  questura di Perugia, portò avanti coordinata dalla Dda di Catanzaro.  Nello specifico ieri a Crotone sono state chieste le seguenti condanne: 20 anni per Giuseppe Benincasa, tre anni e mezzo per Alberto Benincasa, 16 anni per Antonio De Franco, tre anni e mezzo per Roberto Fusari, tre anni per Piero Giacchetta, 13 anni per Luigi Giappichini, tre anni e mezzo per Lamberto Lombardi, tre anni e mezzo per Luca Mancuso Trabucco, sette anni e otto mesi per Paolo Menicucci, tre anni e sei mesi per Jerzy Aleksander Sabieraj, tre anni per Renzo Tiburzi e assoluzione per insufficienza di prove per Salvatore Diano.

 

 


Per quelli che avevano scelto il rito abbreviato erano arrivate condanne complessive a 55 anni di carcere: Francesco Valentini 7 anni e 4 mesi, Francesco Ribecco 9 anni e 4 mesi, Natale Ribecco 15 anni e 4 mesi, 5 anni e 8 mesi per Emiliano Regni, 7 anni e 8 mesi a Fabrizio Conti, 8 anni per Arapi Sherif e un anno e una multa da 3 mila euro per Cali Ilirjan. L'operazione contro la ‘ndrangheta in terra umbra inizialmente aveva portato a 27 arresti e al sequestro di beni per circa 10 milioni nei confronti di appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno. Grazie al lavoro degli agenti dello Sco di Perugia erano emerse le prove di ciò che negli atti dell'accusa vengono definite come “significative proiezioni” delle cosche stesse nel cuore verde regione dove avevano impiantato un lucroso traffico di stupefacenti, anche con la complicità di trafficanti albanesi, e condizionato, attraverso estorsioni, la libera concorrenza nella esecuzione di lavori edili.

 

 

L'inchiesta aveva lambito anche la politica, gli indagati si vantavano di far vincere questo o quel candidato al Comune di Perugia. Le accuse, mosse agli imputati, a vario titolo erano: associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e occultamento di armi clandestine, minacce, violenza privata, associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di una serie di reati di natura contabile o economico-finanziaria strumentali alla realizzazione sistematica di frodi in danno del sistema bancario.