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Oleksa, il bambino ucraino nato a Gubbio: l'incredibile storia di mamma Annah

Euro Grilli
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La guerra è morte. Stavolta però non ha portato distruzione, ma una nuova vita. È l’incredibile storia di mamma Annah Blyshchuk, 30 anni, medico dentista incinta di quasi nove mesi, che è riuscita a fuggire da Leopoli e dopo mille peripezie è arrivata a Gubbio dove ha dato alla luce Oleksa, un bellissimo bimbo di 2 chili e 750 grammi che non ha ancora potuto vedere il padre, Nazarij 29enne, anche lui medico rimasto in patria a soccorrere i soldati e insegnare a personale paramedico e a studenti in medicina come curare i feriti che ogni giorno a centinaia arrivano in ospedale. 

 


Fa freddo a Ubľa, un borgo di neanche ottocento anime del distretto di Snina, nella regione di Prešov, in Slovacchia, al confine con l’Ucraina. La notte la temperatura arriva a -5/-6. Oksana, 52 anni, la mamma di Nazarij e suocera di Annah, che da sempre vive a Gubbio insieme a Sauro Nardelli, storico preparatore atletico e titolare della Palestra Azzurra, per tre giorni e tre notti cerca la nuora incinta tra le migliaia di profughi che attraverso un corridoio umanitario stanno abbandonando la madre patria. È arrivata a Ubl’a in auto insieme alla sorella Halina, al fidanzato Gabriele e al cognato Rodolfo. Sembrava dovesse filare tutto liscio come l’olio. L’appuntamento era stato fissato in un punto preciso del confine dove Annah sarebbe arrivata in auto insieme all’altro figlioletto, Jarema di 3 anni e 3 mesi. Ma, come nella trama di un thriller, qualcosa è andato storto e l’incontro è saltato. Annah, per colpa di una errata comunicazione della polizia, mentre sta arrivando a Ubl’a cambia strada e si perde nei Carpazi. La suocera, Oksana, con il telefonino cerca di rintracciarla. L’operazione non è semplice perché ci sono migliaia di persone che cercano di mettersi in contatto con i propri cari. La linea telefonica non si prende e quando per qualche secondo ci si riesce è difficile dare punti di riferimento, soprattutto di notte e nel caos più totale. Muoversi con l’auto è complicatissimo, ci vogliono fino a 24 ore per fare due chilometri: un’odissea. Dopo tre notti per fortuna Oksana riesce a intravedere in lontananza un’auto con le quattro frecce alzate ferma in una piazzola: è Annah. 

 

 

Annah è stremata dal viaggio, dalla fatica, dal freddo. Il piccolo Jarema pure. Oksana, insieme ai parenti arrivati con lei da Gubbio, riparte per l’Italia. Un viaggio lungo e non sempre semplice. Dopo diverse ore l’arrivo alla frontiera e finalmente il ritorno a casa. Due giorni dopo Annah deve correre in ospedale. La gravidanza è al termine, il parto potrebbe presentare qualche complicazione. A Branca i medici decidono per il taglio Cesareo e giovedì finalmente nasce Oleksa. La prima telefonata a Nazarij che fino a pochi giorni prima prestava servizio nel poligono militare nel distretto di Yavoriv, a circa 30 km a nord-ovest di Leopoli, dove i russi hanno lanciato 30 missili e ucciso 38 persone. Dopo diversi tentativi la comunicazione riesce e Annah in lacrime annuncia al marito: "Народився Олекса", è nato Oleksa!