Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Franco Arminio, il suo ultimo libro: “Nella mia prima visione di Perugia c'era qualcosa di sacro”

Giovanni Dozzini
  • a
  • a
  • a

Non è uno spettacolo teatrale, e non è un reading letterario. Sicuramente non è la presentazione di un libro. Quindi cos’è? “Non ho ancora trovato la parola giusta. A volte lo chiamo incontro coi generosi. Perché si tratta di costruire un legame, un dialogo con chi viene ad ascoltarmi. Forse è una cerimonia. Di sicuro ha qualcosa di sacro”. Martedì 29 marzo Franco Arminio si prenderà la scena alla sala dei Notari di Perugia. Questa sua cerimonia è il nuovo appuntamento della densa stagione di Tourné. “Leggo alcune poesie del mio ultimo libro, altre di vecchi libri, altre ancora inedite. Racconto delle storie. Parto sempre da ciò che mi è successo durante la giornata, magari anche solo un’ora prima. E da ciò che è successo nel mondo, anche. Ogni serata, per usare un’espressione dell’arte contemporanea, è site specific: quella di Perugia non avrà niente a che vedere con nessun’altra mia serata”. L’ultimo libro di Arminio si intitola Studi sull’amore (Einaudi).

 

 

L’amore è la chiave di tutto? “L’amore è l’asse portante del libro e di ciò che verrò a fare. Sull’amore ragiono, ragiono su quali possono essere le sue nuove forme. Cos’è, oggi, l’amore? Bastano le vecchie categorie, basta parlare di matrimonio e adulterio, o serve altro? Io, parlando, cerco di sospendere il flusso ininterrotto della comunicazione in cui siamo ormai tutti immersi”. Come si arriva a questa sospensione, se si parte dall’attualità? “Piano piano. Il gioco è proprio quello. Io penso che bisogna stare con un piede nel mondo e con l’altro fuori. Non sono un santone, non è che io porto la gente nell’anno Mille, però voglio proporre un intreccio, per me necessario, tra antico e presente. Voglio portare un po’ di aldilà nell’aldiquà”. Lei crede in Dio? “Non lo so. Mi piace parlare di Dio, mi piace chi prega, mi piace chi è devoto a qualcosa. Non so se il Dio cristiano è proprio quello che mi interessa, però mi piace molto parlare con i teologi e con i preti, quelli seri”. Un’altra domanda facile. C’è poesia nella guerra? “Forse nella reazione del popolo ucraino c’è qualcosa che si potrebbe definire vagamente poetico. È in fondo il motivo per cui Putin non vince. Questo slancio, questo batticuore. Non si può sconfiggere il batticuore, puoi solo ammazzare chi ha un cuore che batte così. Detto ciò, io sono radicalmente contro la guerra, e contro ogni sorta di armamenti. La guerra non dovrebbe mai esserci”.

 

 

Quella di martedì 29 marzo, diceva, sarà una serata site specific. Che rapporto ha con Perugia? “La prima volta l’ho vista da ragazzo. Ero venuto a vedere l’Avellino, a quei tempi Perugia e Avellino erano in Serie A. Prima della partita faccio un giro in centro e mi ritrovo questo corso con in fondo la fontana e la piazza. Un’emozione enorme. Nel tempo ho visto tante città e tanti luoghi, ma quella è stata in assoluto una delle epifanie più potenti che abbia mai vissuto. Non me l’aspettavo. Sapevo che Perugia era una bella città, ma allora funzionava diversamente da oggi: non si sbirciava prima sul web, era sempre tutta una sorpresa. Ecco, in quella prima visione di Perugia ci fu senz’altro qualcosa di sacro”.