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Suore no vax a Perugia, annunciata la chiusura del monastero dopo la visita apostolica

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Alessandro Antonini
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Le suore di clausura non sono vaccinate. E  arriva il decreto che preannuncia la chiusura del convento. Succede in corso Garibaldi, a Perugia, monastero delle benedettine di Santa Caterina d’Alessandria che dall’8 all’11 marzo è stato oggetto di una “visita apostolica”, una sorta di indagine disposta dalla Santa Sede. La diocesi di Perugia esclude un nesso tra la mancata immunizzazione e la paventata chiusura. Secondo la badessa, suor Caterina, in un’intervista a la NuovaBussolaquotidiana.it, la connessione invece ci sarebbe.

“Nel decreto in cui si annuncia la chiusura- spiega la superiora, contattata dal Corriere dell’Umbria - si fa riferimento al numero minimo delle consorelle (requisito base per la sussistenza del convento, secondo il Cor orans, la norma religiosa che regola la vita contemplativa femminile, ndr) ma si parla di ‘comportamenti non consoni della madre superiora’. Così ho chiamato la verificatrice apostolica, suor Cristiana (Ianni, delle clarisse di Orvieto, ndr) e mi ha fatto cenno alla mancata vaccinazione mia e delle consorelle”. Del resto, spiega suor Caterina, erano state le suore a non volersi vaccinare. Neanche lei è immunizzata. “E’ stata una decisione comune e comunque io non posso obbligare nessuno a vaccinarsi se non vuole”. Spiega   che il rischio di esposizione al virus per loro sarebbe minimo visto che vivono una vita claustrale.  “Non ci sono stati mossi rilievi sulla formazione, le liturgie e l’economato e il fatto che siamo solo cinque - con una monaca peraltro in arrivo dal Brasile ma il cui iter di ingresso è stato momentaneamente bloccato, può essere ovviato con l’istituto dell’affiliazione, previsto dal Cor orans". Ossia l’invio di suore da altri monasteri. Per questo pare dirimente la mancata vaccinazione. Al momento per assenze causa riabilitazioni post malattia, non Covid, le suore rimaste sono in due ma il numero effettivo resta cinque. Il monastero, dice la superiora, “è di proprietà delle monache”, che lo hanno acquistato tra il 1860 e il 1940. Il Corriere ha provato a contattare la “verificatrice”, suor Ianni, che non ha rilasciato dichiarazioni. Il cardinale e presidente Cei Gualtiero Bassetti, che in qualità di vescovo diocesano dovrebbe esprimere un parere - sempre secondo il Cor orans - sull’eventuale soppressione, si affida a una nota stampa dell’Archidiocesi in cui si smentisce la correlazione tra eventuale chiusura e mancata vaccinazione delle suore.

“Al momento nulla risulta a questa diocesi circa l’imminente chiusura del monastero, tantomeno sul fatto che la ragione di un’eventuale chiusura sia da addebitarsi alla non vaccinazione anticovid delle monache lì presenti. Si intende pertanto smentire con decisione le insinuazioni che volevano le monache trasferite per il loro rifiuto a sottoporsi alla vaccinazione. Circa lo stato in cui si trova il Monastero dal punto di vista spirituale, liturgico ed economico, allo stato attuale non è ancora pervenuto nulla all’Ordinario da parte della Congregazione competente la quale offrirà il suo parere e le sue decisioni in base alla relazione della Visitatrice Apostolica. Infine l’Ordine benedettino, proprietario dell’immobile, il quale ha esclusivo diritto circa la sua eventuale destinazione o alienazione a seguito di una chiusura del monastero. Pertanto ogni coinvolgimento della Diocesi al riguardo è priva di qualsiasi fondamento”. Senonché sempre secondo il Cor orans (articolo 72) con la soppressione le suore verranno trasferite e il monastero va nella disponibilità dei monasteri che accolgono le suore o salvo altra disposizione della Santa Sede, può essere affidato alla Federazione dei monasteri o la chiesa di riferimento territoriale. Potrebbe anche essere venduto. “Chi lo sa?”, chiude con l’interrogativo la badessa.