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Perugia, è in congedo retribuito per assistere la nonna malata e va in vacanza: anestesista a processo

Il Tribunale di Perugia

Francesca Marruco
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Risultava assente dal lavoro per assistere la nonna malata. Ma in diverse occasioni è andata in vacanza sulle Dolomiti, in Basilicata, a Senigallia. E’ anche per questo motivo che una dottoressa in servizio presso il reparto di anestesia e rianimazione dell’ospedale di Pantalla, ieri è stata rinviata a giudizio. Il processo per lei inizierà a novembre. Secondo la Procura di Perugia - le indagini che sono state portate avanti dalla guardia di finanza sono state coordinate dal sostituto procuratore Mario Formisano - nell’arco di cinque anni (2017 - 2021) la dottoressa si è assentata dall’ospedale per 589 giorni in quanto beneficiaria del congedo straordinario per assistenza familiare. 

 


Un congedo però che, sempre secondo l’accusa, è stato ottenuto dopo aver “trasferito fittiziamente la propria residenza” presso quella della nonna e dopo aver “attestato falsamente nelle istanze per il riconoscimento del diritto al congedo straordinario di essere convivente della nonna con un problema di disabilità grave” quando invece non lo era. Non solo, come detto, in alcuni periodi di assenza dal servizio, sarebbe pure andata in vacanza. Nel capo d’imputazione sono elencati almeno 15 viaggi effettuati nei giorni in cui la dottoressa aveva permessi retribuiti per assistere a casa la nonna gravemente malata. Ci sono due settimane al mare nell’agosto 2019 passate tra Matera e le spiagge di Policoro e Pisticci. C’è la settimana bianca in un hotel quattro stelle a Cortina D’Ampezzo a febbraio del 2018 e poi diversi soggiorni più brevi a Senigallia, Tarquinia, Torino.

 

In tutto il dirigente medico ha usufruito di 589 giorni in quattro anni. Sono stati 28 nel 2017, 301 nel 2018, 251 nel 2019, nessuno nel 2020 e 9 nel 2021. “Procurandosi un ingiusto profitto - sta scritto nella contestazione - di 63.672, 89 euro”. Non solo permessi per congedo straordinario retribuito per cui la dottoressa è stata rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. Ma pure permessi ottenuti chiedendo, e ottenendo, il congedo straordinario previsto dalla legge 104 e anche in questo caso, in alcune occasioni, andando al mare. 
La rianimatrice, sta scritto nelle carte dell’accusa, ne ha usufruito “dichiarando di dover prestare assistenza alla propria nonna invalida, ultrasessantacinquenne, con necessità di continua assistenza in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita e nel trascorrere i giorni di permesso ottenuti senza recare assistenza all’invalida, ma recandosi presso località turistiche”. Ieri dinanzi al gip, Valerio D’Andria, la Usl Umbria 1 si è costituita parte civile con l’avvocato Chiara Gambuli chiedendo un risarcimento di 70 mila euro. L’imputata - nei confronti della quale l’inchiesta è partita dopo un esposto anonimo - è assistita dall’avvocato Alessandro Vesi.