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Bonus facciate, Poste chiede il dissequestro: l'inchiesta sulla maxi truffa si allarga

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Francesca Marruco
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Poste Italiane ha depositato ieri mattina un’istanza in Procura a Perugia per chiedere il dissequestro dei 39 milioni congelati nell’ambito dell’inchiesta sulla truffa del superbonus che ha portato al sequestro complessivo di 103 milioni. In altri tribunali Poste ha già ottenuto il dissequestro, a Perugia l’istanza verrà vagliata dalla magistratura. Poste infatti nelle scorse settimane aveva prima fatto ricorso al Riesame per poi rinunciarvi a ridosso dell’udienza.

 

 

La stessa cosa aveva fatto anche la difesa dei due titolari della concessionaria di automobili O.B. Car che secondo la Procura alla guida di Raffaele Cantone, ha generato e commercializzato, in qualche caso solo commercializzato, crediti di imposta fittizi per 103 milioni di euro. Alcuni dei quali, 39 milioni appunto, acquisiti da Poste. E congelati con decreto di sequestro preventivo emesso dal gip, Natalia Giubilei. Lo stesso in cui oltre ai due umbri indagati, contiene la lista di tutti quei soggetti intermediari che hanno generato e commercializzato crediti. Il giudice, in merito, è netto e lascia pensare che l’inchiesta possa allargarsi: “Tutti i soggetti coinvolti, cedenti e cessionari, presentano profili di criticità di evasione o elusione fiscale, non avendo presentato dichiarazioni dei redditi o dichiarato redditi esigui e laddove proprietari di immobili o porzioni di essi, comunque non svolgono attività tali da generare volumi di credito di imposta indicati”. Ad esempio ci sono 7 persone, tutte con lo stesso cognome, tutte residenti in un comune di appena 22 mila anime in provincia di Napoli, tutte con “redditi esigui” o sconosciuti al Fisco che da soli hanno ceduto crediti per 5 milioni 770 mila euro. C’è pure un uomo residente in Emilia Romagna che ha ceduto 18 milioni.

 

 

Per il gip “ si deve concludere che i crediti siano fittizi, e legati a operazioni inesistenti nei modelli di comunicazione inviati all’Agenzia delle entrate, vengono comunicati lavori mai eseguiti simulando la presenza di fatture mai emesse, dovendosi concludere come il credito iniziale scambiato sia fittizio”. I crediti “sono generato al solo scopo di essere poi ceduti a terzi che possono utilizzarli per ottenere detrazioni non dovute ed evadere le imposte”. I due umbri indagati, assistiti dall’avvocato Delfo Berretti, si professano estranei all’accusa e hanno chiesto di essere interrogati dal pm.