Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Parrano, un intero principato umbro all'asta e l'occasione russa che sfuma

Sergio Casagrande
  • a
  • a
  • a

Il rischio che il 31 marzo 2022 anche la terza asta per la vendita del principato di Parrano vada deserta è forte. Le prime due hanno già visto un consistente ribasso del prezzo iniziale, ora sceso a 13 milioni di euro.  Una vera occasione per chi ha grandi capitali da spendere e sogna di avere un castello, mezzo borgo, casali e fattorie sparsi su un territorio agricolo immenso che comprende anche 741 acri di riserva di caccia, 12 piccoli laghi, un poligono di tiro all'aperto di 25.000 metri quadrati e molto altro ancora.
Il vero problema è proprio qui, in chi ha grandi capitali da spendere. Perché in Italia sono molto pochi e ancor meno quelli interessati. Mentre all’estero ci sono, ma - come testimoniano precedenti analoghi degli ultimi decenni verificatisi anche nella nostra regione - sono prevalentemente russi. Quei russi che, ora, allontanano dall’Italia le (giuste) sanzioni imposte dall’Unione europea a Mosca per l’invasione dell’Ucraina. 


Senza la possibilità di attirare i capitali di quei facoltosi russi che popolarmente vengono definiti oligarchi, una struttura complessa e vasta come quella messa all’asta dal tribunale di Terni perde sicuramente una chance importante. E il cerchio dei possibili acquirenti si restringe notevolmente. E’ uno di quegli effetti collaterali della guerra che, seppur giustificati da una reazione necessaria nei confronti di un Paese che vuole spazzare via il diritto all’indipendenza di un altro Stato sovrano, finiscono per avere un peso consistente anche nella nostra Umbria. E se lo hanno sulla regione, figuriamoci su un paesino come Parrano che, per due sole unità, non raggiunge nemmeno i 500 residenti in tutto il territorio comunale e nel suo centro storico ne vede rimanere meno di 200.
Parrano è lontanissima dai boati dei cannoni, ma alla fine di questa guerra rischia di non uscire indenne. Perché già da molti anni sta combattendo contro lo spopolamento e stenta a veder decollare un’offerta turistica basata su un territorio meraviglioso, ma sconosciuto ai più. La crisi iniziata già prima della pandemia qui morde forte. E la vendita del principato potrebbe portare dei forti vantaggi economici. 


La proprietà all’asta, infatti, in maniera analoga al progetto che sta portando avanti Andrey Yakunin per Antognolla, nel circondario di Perugia, può essere facilmente trasformata in un resort di gran lusso e dare lavoro a centinaia di persone creando un indotto virtuoso su un comprensorio che oggi non ha un’economia fiorente. Quanti di noi umbri, per esempio, conoscono Parrano, le sue tane del Diavolo e le sue terme? Sono sicuro che la maggioranza non è neppure in grado di poter dire di essere transitata da queste parti almeno una volta nella sua vita. E so di vincere a mani basse. Ma se ci fosse un principato in mano a un riccone russo sono altrettanto sicuro che molti di noi correrebbero a vedere. Come accade oggi per Antognolla, che quando transitavamo nei dintorni in macchina e gli occhi cadevano sulle sue rovine ne ignoravamo perfino il nome.

Sergio Casagrande
[email protected]
Twitter: @essecia