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Concorsopoli, l'ex dirigente: “Duca mi diede liste di candidati da aiutare, alcuni non superarono nemmeno lo scritto”

La vicenda è finita in tribunale a Perugia

Francesca Marruco
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“Un giorno a gennaio 2019 Duca mi chiamò nel suo ufficio e mi diede una lista di nomi di candidati dicendo che interessavano Barberini. Erano 7- 8. Poi il 31 gennaio sempre Duca mi diede un altro foglio con 20 nominativi dicendo che ancora interessavano Barberini e ce n’erano 4 che invece segnalava lo stesso Duca”. Mentre Gabriella Carnio, ex dirigente delle professioni infermieristiche che ha patteggiato 15 mesi racconta in aula le “pressioni” subìte per il concorso per infermieri finito nell’inchiestona sugli esami truccati all’ex Silvestrini non vola una mosca. In prima fila, accanto a Gianpiero Bocci, che non ha mai saltato un’udienza, ci sono anche l’ex assessore alla sanità, Luca Barberini e l’ex direttore amministrativo Maurizio Valorosi. Entrambi tirati in ballo da Carnio. La dottoressa, che dopo le sanzioni disciplinari è rientrata in servizio senza più incarichi dirigenziali, seppur a bassa voce, non si sottrae ad alcuna delle domande dei pm Paolo Abbritti e Mario Formisano. E, risposta dopo risposta, traccia quelle che lei stessa definisce “pressioni continue” per far piazzare in posizioni utili all’assunzione questo o quel candidato segnalatole dai suoi superiori. Nell’incontro di fine gennaio di cui spiega in aula, Carnio dice: “Duca mi disse che dovevo fare il massimo per facilitarli, lo diede come per scontato”.

 

 

Poi, a ridosso dell'esame “gli riferii i contenuti delle prove scritte. Lui prese appunti. Era presente anche Pacchiarini, anche lui mi diede due nominativi”. Le liste si sovrappongono, tanto che nell’ormai famoso file excel con nomi dei candidati, punteggio e sponsor, trovato nella Usb di Patrizia Borghesi (che faceva parte di quella commissione) ci sono anche “sigle rafforzative” dice Carnio. Sono ad esempio quei nomi, evidenziati in rosso, seguiti dalla dicitura “Lu-Lu”. “Anche Borghesi aveva avuto una lista – spiega Carnio - a lei l’aveva data Andrea Casciari (allora dg della Usl Umbria 1), anche Sborzacchi aveva una lista sua”. Delle altre sigle, Carnio – difesa dagli avvocati Delfo Berretti e Franco Libori - non sa dare spiegazioni. Ma racconta invece, senza mezzi termini, di aver fatto “modifiche importanti da un punto di vista numerico” per le votazioni dei candidati sponsorizzati. “Alcuni non avevano nemmeno superato l’esame”. “Duca seguiva tutta la procedura passo passo, i candidati segnalati dovevano avere tutti voti compresi tra 18, 19 e 20. Una volta mi ha detto che l’assessore chiedeva se tutto procedeva nella direzione indicata” aggiunge. Intercettata parlavo del “soglio” ovvero il voto minimo sotto il quale non potevano scendere.

 

Nel corso della sua deposizione è stata fatta ascoltare anche un’ambientale in cui il professor Cavallini si lamentava del mancato buon posizionamento di due suoi infermieri. Lo stesso Cavallini, che ha deposto in aula poco dopo, ha escluso di aver mai chiesto l’intervento di Bocci per diventare coordinatore di dipartimento. Prima dei testimoni ieri mattina i giudici hanno respinto le istanze delle difese che sostenevano l’inutilizzabilità dei tabulati telefonici. E poi un nuovo passaggio col perito per la trascrizione delle intercettazioni. Ha detto che non riuscirebbe mai nel tempo massimo consentito che sono 6 mesi. E’ stato nominato un secondo perito per suddividere il lavoro. Ma non è detto che basti. Intanto si torna in aula con altri testimoni, dopo che Carnio ha concluso l’esame dell’accusa spiegando di aver eseguito gli ordini “perché venivano dal mio direttore generale e a lui, che si sfogava per le pressioni ricevute da Barberini”.