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Umbria, rincari e materie prime introvabili. Il presidente della Molini Popolari: "Forti preoccupazioni"

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I rincari energetici da una parte, le difficoltà di reperimento delle materie prime dall’altra stanno complicando la vita anche a una cooperativa storica come la Molini Popolari, 3.500 soci, oltre 200 dipendenti e un 2021 record chiuso con 84 milioni di fatturato. Attiva principalmente nei settori mangimistico, molitorio, della panificazione e servizi all’agricoltura, la Molini Popolari sta cercando di parare i contraccolpi della guerra in Ucraina. 

 

 

 


“Le difficoltà maggiori sono nel comparto della mangimistica dove i fornitori stanno annullando i contratti sia per le mutate condizioni economiche che per le difficoltà a reperire il prodotto - spiega il presidente della cooperativa, Dino Ricci - A questo si aggiungono gli aumenti dei costi dell’energia e dei carburanti nella logistica determinando così un mix esplosivo che inevitabilmente va a incidere nei prezzi di vendita. Per quello che ci riguarda, proveremo a garantire la produzione mangimistica ai clienti tradizionali, per adesso non possiamo accettare però nuovi clienti”. Per l’Italia - e quindi anche per l’Umbria - le principali importazioni legate al mondo agroalimentare provenienti da Russia e Ucraina sono grano tenero, mais, semi oleosi e fertilizzanti. 

 

 

 


“Il rischio è che da qui a breve alcune produzioni mangimistiche non potranno più essere effettuate andando a creare enormi problemi agli allevatori, per esempio con inevitabili ripercussioni sull’intera filiera del latte - evidenzia il presidente Ricci - In questo momento sono notevoli anche i rischi finanziari per chi fornisce allevamenti che potrebbero poi non potersi permettere di pagare. Insomma, un circolo vizioso da cui al momento non si esce”. I Molini Popolari saranno autosufficienti, almeno fino a giugno, per quanto riguarda farine e panificazioni. “A luglio ci sarà la nuova raccolta, per cui riteniamo di poter riuscire a garantire i nostri clienti tradizionali evitando di prenderne nuovi proprio per evitare di non rientrarci con i rifornimenti - spiega Ricci - Il nostro obiettivo, in questo momento, è garantire la clientela storica”. Ma questa situazione di assoluta incertezza (“per la prima volta nella storia siamo costretti a rivedere i listini ogni due, tre giorni”, dice Ricci) si ripercuote, inevitabilmente, anche sugli investimenti che rischiano lo stop insieme a quella ripresa determinata anche dai fondi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. 

 

 

 


Molini Popolari Riuniti regge agli scossoni forte di un 2021 che aveva segnato una crescita in termini percentuali di oltre il 13% rispetto al 2020. Nella mangimistica la cooperativa era arrivata a un milione e 200 mila quintali, nella molitoria a 250 mila quintali di macinazione con un aumento di circa 40 mila quintali sul 2020. Aumentata di oltre il 12%, poi, la produzione della panificazione. Numeri che permettono di guardare con un minimo di ottimismo al futuro, anche se il presidente Ricci continua a ripeterlo: “Siamo preoccupati”.