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Umbria, una M per il teatro di Mariupol: l'iniziativa scatta dal Morlacchi di Perugia

Sabrina Busiri Vici
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I teatri dell’Umbria si stringono attorno alla città di Mariupol, e al suo teatro bombardato esponendo una grande M all’ingresso del Morlacchi di Perugia. L’idea è stata lanciata dallo scrittore Stefano Massini attraverso i social, invitando i direttori artistici di tutti i teatri italiani a esporre sulle porte esterne una grande M in memoria della strage di Mariupol. Anche il Teatro Stabile dell’Umbria (Tsu) ha affisso il manifesto con la M unita alla scritta “Oggi questo è il teatro di Mariupol”.

 

 

L’idea, infatti, ha da subito convinto il direttore artistico, Nino Marino. “Abbiamo iniziato dal teatro Morlacchi di Perugia dove in serata c’era lo spettacolo di danza e procederemo con esporre il manifesto via via negli altri teatri dell’Umbria - ha detto -. Quando abbiamo appeso il manifesto, insieme alla compagnia, ci siamo commossi. E’ una strage che ci tocca tutti, E’ un ulteriore colpo al cuore dell’Europa in uno dei suoi simboli di bellezza e condivisione”. Le voci si alzano con il grande risultato che il Consiglio dei Ministri, giovedì, ha approvato la proposta di Dario Franceschini di offrire all’Ucraina mezzi e risorse per riedificare il suo tempio appena sarà possibile. “I teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità”. Così su twitter il ministro della Cultura.

 


Nel fine settimana saranno, dunque, in tanti i teatri che aderiranno alla campagna. “Il teatro di Mariupol è stato centrato da un colpo di artiglieria - sono le parole di Massini -, con mille rifugiati al suo interno. Il teatro è un luogo, da sempre, in cui l’essere umano mostra il meglio di se stesso. Un luogo di parole, di versi, di bellezza, di corpi, di visioni, di scene scolpite e dipinte, di costumi disegnati e cuciti, un luogo di domande e di memorie. Insomma il meglio che l’umanità può esprimere”. E Massini prosegue: “Il teatro di prosa di Mariupol è stato distrutto, non esiste più, sono macerie, e si scava per portare in salvo i sopravvissuti di quella folla di persone che in un teatro trovavano stavolta un rifugio anche fisico, reale, non solo simbolico, contro il male del mondo. Il teatro li accoglieva, come fanno da sempre i teatri che nella storia del mondo nascono per il bene di chi vi entra. Ecco perché la strage del teatro di Mariupol è un evento catastrofico che non può passare in silenzio nei teatri del mondo. Da uomo di teatro sono colpito e addolorato come non mai, per cui provo a lanciare a tutti coloro che fanno teatro una semplice proposta: ogni teatro nel fine settimana esponga una grande M sulle proprie porte esterne. Sarà come se tutti i teatri fossero il teatro di Mariupol, e come tali, in parte, fossero stati colpiti anche loro”.