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Terni, Fabrizio Pacifici in Ucraina per aiutare i bambini in fuga dalla guerra

Antonio Mosca
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“Mercoledì 16 marzo tornerò dove tutto era cominciato”. Il ternano Fabrizio Pacifici, presidente della Fondazione Aiutiamoli a vivere, è legato indissolubilmente all’Ucraina sin dai tempi del disastro di Chernobyl. “Fu quella - racconta - la molla che 30 anni fa mi portò a dedicare la vita al volontariato e all’aiuto degli altri. E mercoledì 16 marzo sarò in Romania al confine con l’Ucraina per portare aiuti umanitari e accogliere i bambini che stavolta fuggono dall’orrore della guerra”.

Aiutiamoli a vivere è una Ong, organizzazione non governativa, che opera in tutta Italia anche se la sua casa madre è a Terni, alla parrocchia di San Giuseppe lavoratore a Cospea. Ha 10 mila famiglia aderenti e si muove in sintonia con l’Ordine dei frati minori conventuali. Fabrizio Pacifici parla con entusiasmo dei suoi prossimi obiettivi e racconta uno dei tanti miracoli che ha incontrato lungo la sua strada. “Giorni fa - ricorda - abbiamo portato in salvo 20 bambini dell’orfanatrofio di Ivano-Frankivsk, in fuga dai bombardamenti. E ci siamo fatti aiutare da un gruppo di suore ucraine del convento di Bagnoregio, nel Viterbese. Tra questi bambini, in gran parte tra i 7 e i 13 anni, c’erano anche una 14enne incinta, due 17enni e i due figli della maestra dell’orfanatrofio rimasta in patria. Con grande sorpresa abbiamo scoperto che alcuni di questi bambini conoscevano le suore. Abitavano nella stessa città ed erano state le loro catechiste. Una storia incredibile, ma che si è avverata”.

Tanti i compagni di strada al fianco del volontario ternano. “Ho avuto la fortuna di incontrare l’imprenditore Rigoni di Asiago che - racconta Fabrizio Pacifici (nella foto)  - ci ha donato tre milioni e 800 mila barattoli delle sue marmellate. Come Fondazione siamo partiti da 18 bambini e in questi 30 anni ne abbiamo salvati 600 mila. Ma non ci arrendiamo e contiamo di fare sempre meglio e di più. Purtroppo in Umbria, a differenza di altre regioni, non abbiamo trovato grande sostegno e collaborazione. Ma è noto che nessuno è profeta in patria”.