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Umbria, gli albergatori aprono le porte ai profughi

Sabrina Busiri Vici
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"Mettiamo i nostri alberghi a disposizione dei profughi ucraini. E’ quanto abbiamo scritto qualche giorno fa in una lettera indirizzata al Prefetto di Perugia Armando Gradone e alla governatrice Donatella Tesei”. Simone Fittuccia, presidente Federalberghi Umbria, ha messo in moto la struttura organizzativa pro accoglienza prendendo come modello di riferimento il protocollo d’intesa stretto in Emilia Romagna dal governatore Stefano Bonaccini e da Alessandro Giorgetti, guida della Federalberghi regionale. Un accordo che prevede il rimborso da parte dell’ente regione agli albergatori di 60 euro al giorno a profugo, finanziato con fondi governativi ed europei, per far fronte all’emergenza ospitalità verso le vittime del conflitto. Un accordo che ha già affollato gli alberghi della costa Adriatica.

 


Presidente Fittuccia, quanti e quali sono gli alberghi che si sono resi disponibili in Umbria?
Il numero non è ancora definito. Come prima cosa abbiamo mandato un modulo di adesione all’iniziativa a tutti i nostri associati. Sapendo già che la tipologia più interessata è quella che non lavora con un turismo stagionale altrimenti l’impegno di oggi comprometterebbe l’attività di domani: stiamo parlando, infatti, di un’accoglienza di medio-lungo periodo. La disponibilità che stiamo sondando arriva soprattutto dagli stessi che si sono candidati come hotel Covid: strutture collocate fuori dai centri storici.
C’è già qualche nome di possibili candidati?
Sì, cito uno per tutti: l’hotel Ilgo a Perugia, in zona Monteluce. 
Cosa serve per andare avanti e rendere operativo il piano?
Un accordo preventivo con la Regione e con il Prefetto, in quanto devono prima essere vagliate anche le caratteristiche delle singole strutture di accoglienza nel rispetto della normativa in materia. E poi serve un protocollo d’intesa tipo quello siglato in Emilia Romagna. 

 


Quale potrebbe essere il budget di copertura a profugo?
Un minimo, solo per un recupero dei costi gestionali interni.
Regione e Prefettura hanno già risposto alla vostra lettera?
Ancora no. Forse in questo momento non c’è l’esigenza di prevedere posti aggiuntivi. C’è un grande movimento da parte delle Caritas, molto attive.
L’esperienza, del resto, da parte vostra è stata già fatta per i Covid hotel e prima ancora per il terremoto...
La nostra categoria è pronta a rispondere anche questa volta con una disponibilità alla prima accoglienza. Per il Covid la nostra regione non ha avuto grandi numeri, comunque la nostra collaborazione c’è stata attraverso strutture come il Melody di Deruta.  Mentre per il terremoto del 2016 sono stati tanti gli hotel dal lago Trasimeno a Perugia a Foligno che hanno ospitato le persone rimaste senza tetto. E noi ci siamo anche questa volta.