Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terni, Zampagna e la sua scuola calcio aprono le porte al piccolo Matteo arrivato dall'Ucraina

Giorgio Palenga
  • a
  • a
  • a

“Quando è arrivato e l’ho visto così piccolo, non sono riuscito a trattenere l’emozione. Ho fatto una foto e l’ho pubblicata sui miei social non certo per voler apparire, ma solo per dimostrare che la porta della nostra scuola calcio è sempre aperta a tutti. Oggi più che mai”.

Riccardo Zampagna alla San Giovanni Bosco, la società ternana dove ha avviato questa nuova attività di insegnare calcio, ha trovato una specie di seconda famiglia. Sicuramente una casa, dove lo sport non è certo un mezzo per fare soldi. “Direi proprio di no - continua l’ex bomber - siamo probabilmente, se non l’unica, tra le pochissime scuole calcio d’Italia che non hanno fatto pagare un euro a chi riprendeva a giocare dopo lo stop per il Covid”.

 

Venerdì, di fronte al piccolo Matteo, 4 anni, appena arrivato direttamente da Leopoli insieme alla mamma, il suo cuore si è letteralmente sciolto. “L’ho abbracciato - racconta - e abbiamo visto insieme gli altri bambini che giocavano. Mi hanno raccontato che nel suo Paese faceva nuoto: inizierà a giocare a calcio qui da noi. Cercheremo di aiutarlo a dimenticare tutto quanto vissuto in questi giorni drammatici: il viaggio, il trambusto, il distacco dal papà che li ha accompagnati fino alla frontiera con l’Ungheria e poi è rientrato per combattere. Qui ha raggiunto la nonna, che vive dalle nostre parti da anni, sta insieme alla mamma e sicuramente alla San Giovanni Bosco farà tante amicizie”.

 

Riccardone si è subito messo a disposizione per gli aiuti: “C’è un gruppo di ragazzi che si sta dando da fare nel bar qui vicino ai nostri campi per raccogliere soprattutto vestiti pesanti, che ci dicono servano molto - continua Zampagna -. Ognuno di noi cerca di dare il proprio contributo. Noi siamo pronti ad accogliere e far giocare tutti i bambini e i ragazzi che continueranno ad arrivare, se lo vorranno. So che ne sono in arrivo altri, anche più grandicelli di Matteo. Se sono in età vedremo come fare anche per tesserarli, così che possano diventare veramente parte integrante dei nostri gruppi e magari anche giocare le partite. Il calcio è una lingua universale, dove ci si capisce al volo. Il mezzo migliore per stringere subito amicizie e integrarsi”.