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L'Umbria nel mare della tempesta perfetta

Già si notano i pesanti effetti della guerra: rincari e proteste, ma anche meno traffico. E il problema è che siamo solo all'inizio

Sergio Casagrande
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La tempesta perfetta. Qualcuno la chiama già così perché gli effetti della guerra in Ucraina si uniscono ai danni causati dalla pandemia rischiando di travolgere l’economia di tutto il pianeta come un uragano che si abbatte sull’oceano. Quanto sia realmente violenta questa tempesta è ancora presto per valutarlo. Ma è evidente che gli effetti delle []acque che diventano sempre più agitate sono arrivati a toccare anche l’Umbria che, pur non avendo il mare alle sue sponde, è investita negli ultimi giorni da onde che impattano in maniera sempre più forte.
La paura e le incertezze legate a quanto sta accadendo sono tornate a ferire il morale come ai tempi dei lockdown. Mentre forti rincari stanno colpendo a catena tutto e tutti: gli imprenditori come i lavoratori; i pensionati come le casalinghe; i carburanti come l’energia elettrica; le materie prime come i prodotti finiti; le tariffe come i prezzi dei beni voluttuari.
Il  Corriere dell'Umbria  lo sta raccontando. 
Aziende quali Tagina e Cartiere di Trevi sono state costrette a interrompere la produzione.
Gli agricoltori sono scesi in piazza, con le bandiere della Coldiretti, per chiedere, unitamente alla pace, aiuti per affrontare i costi delle materie prime e in particolare dei cereali che stanno raggiungendo livelli esorbitanti. 
A Perugia e Foligno alcune stazioni di servizio che vendono il metano hanno preferito chiudere temporaneamente per gli eccessi di rialzo dei prezzi dell’idrocarburo gassoso passato, in poche settimane, da meno di un euro al chilo a oltre i 3,35 (e subito al di là del confine con le Marche ha toccato perfino i 4,99). “Meglio chiudere – ha spiegato un gestore – che prendersi insulti e minacce dagli automobilisti che non capiscono che anche noi siamo le vittime”.
I benzinai, insieme a baristi, ristoratori e negozianti, a Perugia, Terni e Spoleto, stanno valutando di tenere spente le insegne luminose per risparmiare.
In alcuni centri commerciali di Perugia, in orari solitamente considerati di punta, anche se c’è una più forte richiesta di alcuni beni e alimenti di prima necessità, si notano di nuovo cali della clientela.
Attorno a Perugia, dove nemmeno un mese fa si era tornati ad affrontare ingorghi apocalittici sulle principali vie d’accesso, ora c’è perfino l’impressione che non si formino più lunghe file. Si trova addirittura facilmente parcheggio dove l’auto lasciata in sosta in doppia fila era un classico. E tutto questo accade proprio quando in Umbria si stavano registrando timidi segnali di ripresa da una pandemia dalle conseguenze che erano già state devastanti e balenava l’illusione che, finalmente, una nuova primavera era ormai vicina.
Ora quanto sarà perfetta la tempesta che stiamo affrontando non lo sappiamo. Ma ci sono due certezze: siamo ancora solo agli inizi; ed è forte rischio che anche l’Umbria possa esserne così duramente colpita da subirne conseguenze che si trascineranno a lungo.
L’Aur (Agenzia Umbria Ricerche) già avvisa che il Pil potrebbe subire una perdita di almeno lo 0,7% soprattutto per le conseguenze sull’export. Ma la stima risale agli effetti della sola prima settimana del conflitto. E, purtroppo, il quadro peggiora di ora in ora. 
Se la tempesta perfetta, insomma, non si ferma, questa volta potrebbe esserci uno tsunami. Anche nella nostra Umbria, che il mare non ha.

Sergio Casagrande
[email protected]
Twitter: @essecia