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Prezzo metano record in Umbria, i gestori: "Costretti a chiudere"

Catia Turrioni
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Il prezzo del metano è fuori controllo e alcuni gestori sono costretti a chiudere gli impianti: "Impossibile reggere", dicono. Così a Foligno, Alfredo Romagnoli, ha sospeso l'attività a Ponte San Giovanni. In un cartello apposto sul cancello d’ingresso si legge: “Provvisoriamente chiusi per eccesso di rialzo”. 
“Il prezzo del gas è salito in maniera incontrollata e assurda - spiega Romagnoli - e questo è l’unico modo per contenere le perdite. I clienti vengono “dirottati” alla Paciana (quartiere periferico di Foligno - ndr) dove, con il metano liquido, si riesce a mantenere un prezzo più basso”. Identica scelta è stata fatta a Perugia: il distributore Olivi Petroli, lungo la strada Pievaiola, lo stesso in cui martedì il prezzo del metano aveva toccato quota 3.350 al chilo, ha “temporaneamente sospeso l’erogazione del metano” come si legge in un avviso alla clientela. Sempre a Perugia, resta chiuso - ufficialmente per cambio di gestione - l’IP lungo la Pievaiola, all’altezza dello stabilimento Perugina-Nestlè.

 

 


I fattori che intervengono sulla formazione dei prezzi sono molteplici ma tutti indipendenti dalla volontà dei gestori: dalla diversificazione di approvvigionamento alla tipologia dei contratti che possono essere a prezzo fisso o variabile e stipulati prima o dopo il mese di ottobre, quando sono cominciati i rincari. La guerra Russia-Ucraina e le speculazioni a questa collegate hanno poi fatto il resto. 
“La situazione è catastrofica - dice Giulio Guglielmi, presidente regionale Figisc, l’associazione dei distributori di carburante aderente a Confcommercio - e non riguarda soltanto il metano. Basta un niente per far schizzare i prezzi dei carburanti”. 
Nella giornata di mercoledì, per esempio, l’annuncio dell’embargo da parte di Stati Uniti e Regno Unito sui prodotti energetici provenienti dalla Russia ha spinto ulteriormente le quotazioni dei mercati petroliferi: petrolio Brent di nuovo a 130 dollari e impennata delle quotazioni del gasolio con un balzo pari a dieci centesimi al litro. In molti punti vendita il gasolio costa più della benzina anche alla pompa, nonostante l’accise più bassa. 

 

 

 


“Il gestore della pompa di benzina è la parte più povera della catena, la vera vittima, insieme al consumatore finale, di tutto quanto sta accadendo - spiega Guglielmi - Il suo margine di guadagno, infatti, non cambia e si aggira intorno agli 0,35 centesimi al litro. Quando il prezzo sale, i consumi diminuiscono e per il gestore della pompa, che deve far fronte anche ai rincari energetici, i guadagni diventano inesistenti. Ci prendiamo insulti, a volte arrivano persino minacce ma a volte la gente non capisce che noi non siamo noi a fare il prezzo”. 
Roberto Proietti Barsanti, presidente regionale Faib, la Federazione autonoma dei benzinai che aderisce a Confesercenti, parla di una situazione drammatica, spaventosa e senza precedenti. “Basti pensare che nella giornata di martedì 8 marzo - racconta - il gasolio è aumentato di 15 centesimi, una cosa mai vista. Oggi (ieri, ndr) c’è stata invece una piccola flessione. Per i benzinai questa situazione sta diventando insostenibile: la somma dei rincari dei carburanti e quella dell’energia elettrica rende impossibile la sopravvivenza di molti impianti. E’ per questo che noi, come associazione di categoria, stiamo cercando di sensibilizzare il mondo della politica chiedendo un tavolo di incontro con il governo che includa i gestori delle pompe di benzina. Le nostre richieste sono diverse e articolate, su tutte la sterilizzazione dell’Iva sui carburanti che quanto meno avrebbe lo scopo di evitare il blocco del Paese”.