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Castiglione del Lago, caso Riccardo Capecchi: flash mob sabato 26 marzo

Nicola Torrini
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“Vogliamo chiarezza e certezze. Sono quasi tre anni che prendono in giro a noi e a Riccardo. Vogliamo proporre un braccialetto della speranza per sensibilizzare le coscienze e la nostra politica a darsi una mossa”. Esordisce con queste parole il coordinatore del comitato Verità su Riccardo, Paolo Brancaleoni, annunciando nuove iniziative per cercare di ottenere il rientro in Italia di Riccardo Capecchi, il fotografo di Castiglione del Lago bloccato in Perù dal maggio del 2019, in condizioni di vita definite assolutamente precarie. “Invierò il braccialetto – spiega quindi Brancaleoni –, insieme a una lettera in cui racconto la storia di Riccardo, al presidente della Repubblica Mattarella, al ministro degli Esteri Di Maio, al viceministro degli Esteri Marina Sereni e al presidente del Consiglio Mario Draghi che vorremmo incontrare personalmente a Città della Pieve. Il braccialetto sarà inviato anche a tutti i deputati e senatori umbri, al presidente del Consiglio regionale Marco Squarta, a tutti i consiglieri regionali, a tutti i sindaci e consiglieri comunali del Trasimeno”. Il ricavato della vendita dei braccialetti, che parte in questi giorni e si concluderà al rientro a casa di Capecchi, verrà utilizzato per sostenere Riccardo e dar vita a nuovi progetti.

 

 

“Abbiamo deciso anche di stare vicino a chi sta soffrendo in questo momento – aggiunge Brancaleone –. Il venti per cento del ricavato dell’iniziativa verrà donato alla Caritas per aiutare i bambini orfani ucraini. Come presidente del comitato, indosserò il braccialetto e lo toglierò solo il giorno che riabbraccerò Riccardo davanti al nostro Municipio, insieme a tutta la popolazione, spero il prima possibile”. Il comitato annuncia un flash mob “per chiedere semplicemente verità su Riccardo”, in programma sabato 26 marzo, alle 17, in piazza Gramsci davanti a Palazzo della Corgna.

 

 

Quarantaquattro anni compiuti appena una settimana fa, Capecchi è da tre anni coinvolto in una vicenda giudiziaria legata a un traffico di droga internazionale a cui lui, però, si è sempre detto estraneo, come ritengono anche i suoi concittadini. “Ancora non sappiamo se verrà rinviato a giudizio – spiega Brancaleoni –. A oggi non c’è nessun’altra accusa se non quella di aver avuto un’auto noleggiata a nome suo, che è stata ritrovata fuori dall’albergo dove alloggiava, senza nessuna traccia di stupefacente”. Capecchi, che si trovava per lavoro in Sud America insieme a un gruppo di connazionali, si era infatti intestato uno dei quattro mezzi da loro utilizzati. Il gruppo, escluso Riccardo, fu poi trovato dalla polizia peruviana in possesso di quasi trecento chilogrammi di cocaina e quindi arrestato.