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Umbria, prezzi e ritardi forniture: a rischio 3.500 cantieri

Sabrina Busiri Vici
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Rischiano di fermarsi oltre 3.500 cantieri in Umbria per l’ulteriore impennata dei prezzi delle materie prime e per le difficoltà di forniture dovuti all’aggravarsi della crisi conseguente alla guerra Russia-Ucraina”. A parlare è Walter Ceccarini, direttore generale Ance Umbria, l’associazione dei costruttori edili di Confindustria. Il punto di partenza serve per fare luce su una situazione che riguarda diverse stazioni appaltanti. “Tre aree sono a forte rischio - spiega Ceccarini - quella che riguarda gli accordi quadro con Anas; tutto il settore della ricostruzione post sisma e il 110%. Quest’ultima da sola vede attivi 2.100 interventi per 400 milioni – prosegue -. Centinaia e centinaia di questi interventi ora rischiano il blocco”.

 

 

Dal 110% alla ricostruzione: “In Umbria sono aperti nell’area del sisma fra i 1.500 e 2.000 cantieri che dovrebbero arrivare a 5-6 mila ma anche in questo caso, se non si dovesse andare verso una revisione dei prezzi, molti rischierebbero lo stop”. E, infine, sugli accordi quadro con Anas il direttore fa presente: “Solo sulla E45 si va subito verso il blocco di tre quattro interventi in corso considerando che gli atti stipulati con Anas risalgono a quattro-cinque anni fa e si basano su presupposti ben lontani da quelli attuali. Perciò anche in questo caso è necessaria una immediata revisione del prezzario”. 

 

 


Da qui la richiesta di una immediata apertura di confronto con le diverse stazioni appaltanti da parte del presidente di Ance, Albano Morelli, a partire da Anas, e soprattutto con la Regione, per l’adeguamento del prezzario recentemente approvato. “Lo straordinario aumento del costo dei materiali è frutto di una somma di eventi imprevisti e imprevedibili tra cui la guerra - riporta Morelli -. Il ferro e l’acciaio sono aumentati fino al 200%, i polipropileni e il legno di più del 100%, i bitumi di oltre il 50%. A questo si aggiunge la difficoltà a reperire molti dei materiali che servono all’attività delle imprese di costruzione”. E al blocco dei cantieri in corso si aggiunge la seria preoccupazione di impossibilità a realizzare le opere previste dal Pnrr. “Con le attuali condizioni oltre a salire il pericolo di aumento del contenzioso - conclude Ceccarini - c’è il pericolo che le aste vadano deserte”.