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Terni: Irene Jalenti, la voce "scura" del jazz che ha conquistato gli Usa, incide un disco

Giorgio Palenga
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Il merito principale, va detto, è di madre natura. Che l’ha dotata di una voce “scura”, capace cioè di modulare una tonalità bassa e calda che si sposa alla perfezione con certe sonorità jazz che piacciono in tutto il mondo e negli Usa in particolar modo. Poi c’è quello che ci ha messo lei, Irene Jalenti, classe 1980, da Terni, Umbria, Italia, nel senso degli studi e del perfezionamento tecnico iniziati da quando, partecipando a un seminario all’Umbria Jazz Clinic, si rese conto che forse non avrebbe ripercorso le orme “familiari” nella musica, ma che poteva avere una marcia in più proprio nel jazz. E proprio grazie a quella sua voce insolitamente bassa.

 

 

Quanto alla… tradizione familiare, va detto che se madre natura ha avuto sicuramente un’importanza top nella nascita di questa grande artista, le “basi” musicali vengono da casa. Il papà, Rino Jalenti, insieme al fratello Gianni, aprì nell’ormai lontano 1963 un negozio di dischi che ancora gestisce in prima persona, in via Nobili. Lì Irene è entrata in contatto con tutti i generi musicali, instradata dalla grande culturale musicofila paterna. Gianni, lo zio, negli anni ’60 era finito sotto contratto con la Rca e aveva partecipato anche al Cantagiro col nome d’arte di Raf Belmondo. Anche se a Terni chi in quegli anni era giovanotto lo ricorda chitarra e voce nel mitico gruppo dei Gabbiani. Come non ricordare poi, il cugino Francesco, straordinario talento della chitarra.

Per concludere in bellezza, ma solo perché si tratta di un parente “acquisito”, niente meno che... Sergio Endrigo, sepolto e celebrato a Terni proprio perché sposò una signora ternana. Incidentalmente zia di Irene. Licenziato il doveroso “contesto storico” in cui questa straordinaria voce ha mosso i primi passi musicali, va raccontata la scelta che Irene ha fatto 12 anni fa, ovvero trasferirsi negli States. Dopo il già citato seminario targato UJ, Irene ha studiato all’Accademia Siena Jazz, prima di partire “in pellegrinaggio” per ascoltare e cantare jazz a New York City.

Nel 2010 un passaggio fondamentale: la Jalenti ottiene una borsa di studio completa al Peabody Conservatory di Baltimora. Quindi consegue la sua laurea al Peabody e un master alla Howard University di Washington, coltivando e sfruttando gli insegnamenti acquisiti negli studi per iniziare a esibirsi in entrambe le città adottive. Costruendosi così una solida reputazione e un seguito rilevante sulle scene statunitensi, al punto di essere chiamata anche a cantare alla Casa Bianca in occasione della festa di Natale sotto la presidenza di un certo Barack Obama.

 

Irene forma così un quartetto con ottimi musicisti jazz di Baltimora, nella fattispecie Alan Blackman al piano, Jeff Reed al basso ed Eric Kennedy alla batteria. Ed è proprio insieme a loro – ecco la notizia di questi giorni – che finalmente decide di dare alle stampe il suo primo disco, dal titolo “Dawn”, per la soddisfazione di tanti fans che la seguono dal vivo e nei filmati delle sue esibizioni che si trovano sul web.

“Fino all'anno scorso non sentivo di avere quello che occorre per fare un disco – sono le parole di Irene – ma la quarantena mi ha permesso di avere il tempo di scavare un po' più a fondo in me stessa per comprendere al meglio cosa volevo comunicare e cosa rappresentare con questo lavoro”.

In questo primo lavoro brani jazzistici standard ma anche grandi classici, come “Let It Be” dei Beatles, e canzoni da lei stessa firmate. Applausi.