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Umbria pronta ad accogliere 700 profughi ucraini: partiti i primi 4 container di medicinali

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Alessandro Antonini e Francesca Marruco
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In caso di necessità l’Umbria è pronta ad accogliere fino a 700 profughi. I primi 300 posti sono già disponibili nei Centri di accoglienza straordinari distribuiti in tutta la regione. Nello specifico sono 180 i posti attivabili in provincia di Perugia e 120 in quella di Terni. Il canale dell’accoglienza istituzionale è quello ordinario delle prefetture che normalmente si occupa dell’arrivo degli stranieri, anche non in periodi di guerra. Oltre ai 300 posti dei Cas e dei Sai, “qualora i numeri dovessero crescere - dice l’assessore regionale con delega alla Protezione Civile, Enrico Melasecche - si è pensato di contrattualizzare strutture alberghiere, partendo da quelle già verificate per l'idoneità per Covid hotel. Se tutte fossero disponibili ci sarebbero 700 posti”. 

 


Ma, al momento, i profughi che sono arrivati in Umbria sono circa un centinaio, tutti giunti autonomamente e sistemati presso parenti o conoscenti. E adesso il problema reale è censirli. Per questo è stato chiesto loro di palesarsi andando in questura o presso i Cup per avere accesso all’assistenza sanitaria, che inizia con un tampone di ingresso in Italia e prosegue con la vaccinazione. L’altra faccia della solidarietà è quella della raccolta e della spedizione nel teatro di guerra di beni di prima necessità. Dall’Umbria, ieri mattina sono partiti alla volta del centro di raccolta di Avezzano, quattro container della Protezione civile contenenti medicinali e presidi sanitari. “Da qui, sotto il coordinamento del Dipartimento di Protezione civile nazionale - dice l’assessore Melasecche - proseguiranno alla volta della Polonia”. 

 

 

“Voglio ringraziare volontari e tecnici del servizio Protezione civile della Regione che si prodigano con senso di altruismo, notevole impegno e professionalità, spesso ben oltre i doveri d’ufficio, per alleviare le sofferenze di chi ha bisogno” aggiunge Melasecche. Questa è solo la prima di altre spedizioni. “Ci saranno altre spedizioni di materiali - conclude l’assessore - sotto il coordinamento dell'Unione europea che si interfaccia a sua volta con i paesi che stanno ricevendo le persone in fuga, in relazione alle esigenze reali sul posto. Per ora hanno chiesto materiale sanitario”.