Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, il racconto di una badante ucraina: "Scampata alla guerra dopo due giorni di cammino"

  • a
  • a
  • a

Ha camminato per due giorni fino a raggiungere la frontiera e poi mettersi in salvo. Romina Koliada, 54 anni originaria di Leopoli, città dell’Ucraina trasformata in un campo profughi a cielo aperto, è rientrata giovedì a Foligno dove da 30 anni lavora come badante. La sua è stata una incredibile odissea. “A settembre ero tornata nel mio paese per un mese - racconta - ma quando la vacanza è finita e ho provato a rientrare, sono rimasta bloccata perché risultavo non essere in possesso del permesso di soggiorno. A Foligno mi sembrava di averlo perso e avevo fatto denuncia ma quando l’ho ritrovato non ho pensato di comunicarlo. Una dimenticanza che mi ha creato un mucchio di problemi”.

 

 

 

 

Romina Koliada è rimasta quindi a Leopoli fino a quando non è riuscita a partire per Kiev per raggiungere l’ambasciata con tutti i documenti necessari. “Solo che nel frattempo gli uffici della capitale erano stati chiusi e spostati altrove per la guerra e io non sapevo più come fare”. La donna ha camminato per chilometri e chilometri prima di raggiungere il confine. “Quando sono arrivata ero stremata e impaurita - spiega - Chiedevo a chiunque mi capitasse come potevo fare per raggiungere Roma fino a quando un uomo, un polacco che non avevo mai visto, si è offerto di accompagnarmi all’aeroporto, mi ha pagato un albergo e persino il biglietto aereo”. Parla e si commuove, Romina Koliada.

 

 

 

 

 

“Piango per questa guerra ingiusta - dice - per le tante famiglie che si sono divise: le donne e i bambini che scappano e i papà che vanno a combattere. Piango perché mio figlio è rimasto a Leopoli, ha 33 anni e da un momento all’altro potrebbe essere chiamato per andare in guerra. E piango perché noi vogliamo soltanto la libertà, è ingiusto tutto quello che sta accadendo. Io sono riuscita a rientrare a Foligno - racconta - ma ci sono tante donne, come me, bloccate alla frontiera, disperate. Donne che hanno perso tutto, non sanno come fare e non hanno idea di ciò che l’aspetta. Abbiamo bisogno di aiuto, i governi devono intervenire”.