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Perugia, passo in avanti per la Nuova Monteluce dopo il summit tra fondo Amco e aziende fornitrici

Alessandro Antonini
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Nuova Monteluce, il salvataggio del fondo prevede tre mosse. Con una corsa contro il tempo: la ratifica definitiva deve avvenire entro la fine del mese. Il nuovo socio Amco-Prelios, diretta emanazione del Mef, ha presentato un progetto di rilancio da 7 milioni, si è detto disponibile a finanziarlo però prima deve, in sequenza, concludere tre partite. Primo: liquidare la banca tedesca Aareal, che possiede le quote di minoranza e non è favorevole al piano di investimento. Secondo: trovare l’accordo con i fornitori che devono riavere dai tre ai quattro milioni di lavori effettuati e mai ricompensati. Terzo: confermare come gestore Bnp Paribas oppure liquidarlo, anche qui mettendo soldi sul piatto, dato che è uno dei creditori. Nel frattempo il complesso immobiliare resta un’incompiuta, dove non mancano aree non controllate e ingressi abusivi.

La novità arriva proprio dalle 28 aziende fornitrici del Consorzio Monteluce. Il rappresentante delle imprese, Mario Riccioni, fa sapere che “lunedì c’è stata una videocall con la dottoressa Narciso, per Amco e a mia diretta domanda sulla trattativa con Aareal ci è stato risposto che non rappresenta un problema”. Quindi ci sarebbe un accordo per l’acquisizione delle quote tedesche. Roba da due milioni di euro di transazione. “Per quanto riguarda i nostri crediti - continua Riccioni - ci siamo detti disponibili a riaverli anche alla fine dei lavori, ma al 100% del corrispettivo”. Il piano di risanamento è su base quinquennale ma “se c’è nero su bianco la garanzia del fondo Amco, che deriva dal Mef, per noi vale come una assicurazione statale”. Quindi verrebbe superato il saldo e stralcio con pagamento di tutto il corrispettivo ma alla fine dei cantieri. Sì perché al momento il fondo immobiliare fatto nascere dalle istituzioni pubbliche 16 anni fa e finito sull’orlo del fallimento, vede incompiuto il complesso di edifici nel cuore del quartiere di Monteluce. Il passo indietro è d’obbligo. La vicenda risale al 2006: l’intervento venne promosso dalla Regione Umbria e curato da Nomura Bank. Gli enti pubblici si lanciarono nella costituzione di un fondo comune di investimento chiuso. Un'operazione speculativa con beni pubblici. Unico immobile collocato l'ex ospedale San Giovanni di Foligno. L'ex policlinico perugino è rimasto al palo. A parte l'insediamento degli uffici del comune (che traslocheranno nell’ex convento) e di qualche attività commerciale. Il gestore, Bnp Paribas, ogni anno ha segnalato i problemi. Complice la crisi del 2008, con la svalutazione del mattone, c'è stato il tracollo. Il valore complessivo delle quote, 52.150.000 euro, si è azzerato. Ed è andato in negativo. “Al 30 giugno 2019 il valore complessivo netto del Fondo di classe A è negativo pari a -31.316.830 euro; il valore unitario di ciascuna delle quote di classe A è pari a -149.841,29 euro. Il valore complessivo netto del Fondo di classe B, così come il valore unitario di ciascuna delle quote di classe B, è nullo”, è scritto nella relazione 2019. Il default era dietro l’angolo.

La nuova amministrazione regionale, guidata da Donatella Tesei, ha messo le mani al dossier ed è riuscita a coinvolgere il Mef con Amco-Prelios. Che è diventata l’unica scialuppa di salvataggio per il fondo, per i denari pubblici in ballo e per il futuro di tutto il quartiere. Proprio per evitare il fallimento si è andati avanti di proroga in proroga allungando la vita del fondo stesso. Ora la linea d’orizzonte à il 31 marzo. Tre mosse, si diceva: se alla luce del summit coi fornitori l’accordo con Aareal e con le stesse aziende creditrici sembra essere definito, resta l’ultimo scoglio, la posizione del gestore Bnp Paribas. Altri soldi da tirare fuori per Amco.